GEAPRESS – Continua il presidio del WWF nella spiaggia urbana che ha visto, nei giorni scorsi, l’insolita deposizione di una tartaruga marina Caretta caretta (vedi articolo GeaPress). Una quindicina di volontari si alternano giorno e notte, per assicurare che tutto vada per il verso giusto. Da oggi, poi, sarà costantemente monitorata la temperatura della sabbia. Si vedrà, così, quali fattori fisici possono influenzare lo sviluppo delle uova e la loro schiusa.

Eppure la tartaruga, a Palermo come in altri posti, potrebbe non essere più un fatto insolito. Ne abbiamo discusso con il Prof. Mario lo Valvo, Docente del Dipartimento di Biologia Ambientale e Biodiversità dell’Università di Palermo.

Secondo il Prof. Lo Valvo negli ultimi anni le tartarughe Caretta caretta potrebbero essere aumentate di numero, sebbene, per affermarlo con certezza, occorro ancora altri studi. Quasi una sensazione, supportata, però, dalle sempre più frequenti segnalazioni di nidificazioni. Tutto da valutare attentamente, perchè dietro queste segnalazioni, potrebbe non esserci solo un aumento delle popolazioni. Senz’altro un maggiore monitoraggio dei ricercatori, ma anche, almeno per alcuni casi, un riflesso indesiderato dello sfruttamento delle coste. Gli ambienti costieri, infatti, sono tra le aree maggiormente aggredite da progetti speculativi e la maggiore frequentazione dell’uomo, dove prima dominava solo la natura, potrebbe generare incontri che viceversa sarebbero passati inosservati.

Il Prof. Lo Valvo, però, pone l’attenzione anche su altro fenomeno legato all’età di raggiungimento della maturità sessuale delle tartarughe. In altri termini, le “nuove” tartarughe potrebbero essere un sorta di ritorno del passato. Nate 25-30 anni addietro e tornate nei luoghi di schiusa. In alcuni casi, la veloce e per certi versi drammatica involuzione delle spiagge italiane, come quelle della periferia sud di Palermo, potrebbe avere del tutto cancellato dalla memoria dei pochissimi frequentatori di allora, il ricordo della presenza della tartaruga. Non se è più tramandato il ricordo, insomma. Basti considerare come nei pressi di Acqua dei Corsari (questo il nome della spiaggia di Palermo), la linea di costa è in molti casi cambiata. Addirittura sommersa sotto una vera e propria collina di detriti che ha cancellato per sempre un tratto di costa unica, fatta anche di sorgenti e laghetti costieri. Ora, invece ci sono le isolette artificiali di approdo delle petroliere. In tale ambiente, pertanto, la tartaruga sarebbe ritornata da un passato glorioso e purtroppo non più esistente.

E non è detto che non possa ancora accadere. Secondo quanto riferito dal Prof. Lo Valvo, “nell’isola di Lampedusa, si è potuto ad esempio riscontrare come in una sola stagione, una sola tartaruga abbia deposto in cinque diverse notti. Per contro – aggiunge il Prof. Lo Valvo – la tartaruga potrebbe facilmente saltare uno o più anni prima di tornare nello stesso luogo. Questo è un fatto naturale, ma per il resto dipenderà molto dalla tranquillità garantita ai luoghi, almeno quando l’animale si rifarà vivo per deporre le sue uova“.

Ad ogni modo non può neanche essere detto che le tartarughe riconoscono sempre, come luogo di deposizione, quello dove sono nate.

Nella spiaggetta di Linosa – spiega il Prof. Lo Valvo – la tartaruga ha deposto dove un mareggiata poteva facilmente distruggere il nido. Di fatto occorrono ancora molti studi per chiarire meglio sia la fedeltà alla spiaggia che una scelta più casuale“.

A breve, su iniziativa della Società Erpetologica Italiana, sarà ufficializzata una Commissione che lavorerà in sintonia con il Ministero dell’Ambiente, proprio sulle tartarughe. Ci saranno, ad esempio, i dati della Calabria, elaborati dal Prof. Mingozzi dell’Università della Calabria, desunti in molti casi da spiagge prima non monitorate, e quelli della tartaruga “urbana” di Palermo, ed altre ancora, curati dal Prof. Lo Valvo. Studi ed elaborazioni, prima non coordinati e, pertanto, facilmente persi. Si cercherà di capire quanto può influire la qualità dell’acqua e la tipologia della spiaggia (granulometria, umidità, temperatura e disturbi antropici).

Sarebbe auspicabile – ha aggiunto il Prof. Lo Valvo – stilare un protocollo da mettere subito a disposizione di chi dovesse imbattersi in un caso di deposizione

Ritornando a Palermo, per il Professore Lo Valvo si sono succeduti ultimamente dei segnali importanti che molto potrebbero significare sulla potenzialità naturalistica dei luoghi. Questo inverno, ad esempio, nel fiume Oreto ha lungamente stazionato un Airone bianco maggiore, mentre nello stesso corso d’acqua, proprio nel tratto cittadino, sono tornati pesci, anfibi e rettili. Vi sono, poi, gli stormi di aironi che utilizzano l’Orto Botanico come luogo di sosta durante le migrazioni, e quelli che rimangono tutto l’inverno tra lo stesso Orto ed il Fiume Oreto. Altri uccelli, decisamente non frequenti per l’ambiente urbano, frequentano la stessa costa della Caretta, durante le migrazioni. Cutrettole e Culbianchi, ad esempio.

Tutti segnali che andrebbero valorizzati ma che potrebbero non essere recepiti, se non del tutto ignorati, da chi amministra. Brividi di paura, come quelli che in questi giorni hanno percosso le Associazioni ambientaliste di Palermo, alla notizia che il Comune starebbe per appaltare il “risanamento” della foce del fiume, ovvero le ruspe che, come già successo negli anni scorsi, abbattono la florida vegetazione ripariale che si è ricostituita negli ultimi chilometri di percorso urbano. E’ scomparsa la bruttura della canalizzazione che ora potrebbe … risanarsi.

Intanto, nella spiaggia di Acqua dei Corsari, si attende l’evento, sperando finalmente che ci si accorga come in città la natura, nonostante tutto, esiste.

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