caretta deceduta
GEAPRESS – Sono ormai un centinaio le tartarughe Caretta caretta rinvenute ormai morte nei litorali friulani, veneti e romagnoli. Trentaquattro, come confermato stamani dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Grado, per il litorale friulano, trentadue nella provincia di Ravenna, trenta per quella di Rimini, ed una ventina nel Veneto.

Le cause della morte saranno meglio definite nei prossimi giorni a seguito degli esami autoptici in parte già eseguiti. I primi risultati costituiranno oggetto di discussione tra gli esperti che oggi si sono riuniti presso l’Università di Padova. Rispetto a quanto già apparso sugli organi di informazione romagnoli, circa una possibile incidenza di tecniche di pesca, è possibile ora aggiungere che in alcuni animali sarebbe stata riscontrata la rottura degli arti. Un fatto che potrebbe avvalorare l’ipotesi della pesca, forse di tipo a strascico, ed una traumatica rottura delle articolazioni.

Per gli spiaggiamenti di Grado, l’Ufficio Marittimo sottolinea come il fenomeno avviene ordinariamente lungo il litorale in questione  così come lungo tutte le coste italiane. Fuor di dubbio, però, l’incremento registratosi nell’ ultimo periodo che potrebbe essere associato, sempre ad avviso dell’Ufficio Marittimo, alla presenza di particolari correnti marine e alla concomitanza di mareggiate provenienti da meridione che hanno portato i resti degli animali sulla costa gradese. Tale possibilità si è evidenziata durante la riunione indetta dall’Ufficio Circondariale Marittimo di Grado, che ha lavorato in stretta sinergia col reparto ambientale marino del corpo delle Capitanerie di Porto presso il Ministero dell’Ambiente. Proprio in quest’ultima sede è avvenuto giovedì sette un incontro tra gli  gli enti e le istituzioni già coinvolte nelle analisi e nella valutazione del fenomeno.

A breve si conosceranno gli esiti degli esami autoptici.

Secondo il dott. Franco Zuppa, biologo del Gruppo di Pronto intervento tartarughe marine e cetacei della Riserva Marina di Miramare gestita dal WWF, nello stomaco di alcune tartarughe rinvenute a Grado, sarebbero stati trovati resti vegetali ancora freschi. Un fatto, quella della improvvisa interruzione della digestione, che fa propendere per una morte molto veloce. Nessun  trauma esterno, mentre nelle tartarughe sarebbero stati rinvenuti i segnali di una emorragia interna nella regione pettorale. Anche in questo caso, però, gli organi apparivano integri. Da non potersi escludere, considerata la veloce e concomitante morte (le tartarughe di Grado si presentavano in similare stato di decomposizione) l’inalazione di una qualche sostanza che potrebbe averle intossicate.

Cosa sta uccidendo le tartarughe dell’Adriatico? Stante le primissime notizie che attendono però di essere confortate dal pieno svolgimento degli esami autoptici, gli animali di Grado e quelli del riminese, sembrerebbero essere morti in maniera diversa. La riunione di oggi presso l’Università di Padova, potrebbe comunque fornire nuove notizie per una possibile spiegazione di un fenomeno che sembra non avere precedenti per un raggio di mare ed un periodo così ristretto.

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