GEAPRESS – Altro non è che la femmina dell’anguilla, altresì denominata “capitone”. A Napoli per Natale è piatto tipico ed il termine è tanto in uso da aver dato il nome al clan camorrista dei Lo Russo. Meglio se lo acquisti lo stesso 23 dicembre (…. il pesce) perché c’è più varietà. Te lo porti a casa vivo, gli fracassi la testa, lo svisceri, lo infarini e te lo friggi.

Per pescarlo si va anche fuori regione, ad esempio nel Lazio dove il Corpo Forestale dello Stato, nei laghi del Parco Nazionale del Circeo, ne arriva a sequestrare fino ad un quintale a settimana. 250 metri di rete e trenta mazzacchere per le anguille solo nell’ultimo sequestro. I fermati, ben 15 persone, sono, manco a dirlo, tutti della Campania.

La pesca viene esercitata di notte e con mezzi comunque vietati. Le anguille, una volta sequestrate, vengono reimmesse nei laghi. Si tratta, comunque, di una pesca veloce che spesso sfugge ai pattugliamenti predisposti dal Corpo Forestale.

Un chilo di capitone, a Napoli, può fruttare fino a venti euro. Dal momento in cui i pescatori di frodo si spingono fin dentro un’ area protetta vigilata, è facile immaginare cosa succede in altri luoghi, come ad esempio i laghi costieri della provincia di Caserta, spesso vere e proprie discariche della camorra colmate poi con l’acqua. Nessuno sa cosa realmente risiede nel fondo di questi laghi e nessuno, ovviamente, può immaginare cosa giunge nei piatti dei napoletani che di rifiuti ne hanno già troppi.

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