GEAPRESS – In Africa, le otarie stanno attraversando un momento molto difficile. La causa è da ricercare nelle risorse marine dell’uomo, ormai avviate all’esaurimento. Gli oceani che bagnano le coste sono incredibilmente sfruttati: in inverno gli animali muoiono di fame e per questo si trovano migliaia di cadaveri lungo le spiagge.

Le otarie appartengono, come le foche, all’ordine dei pinnipedi ma si distinguono perchè hanno le orecchie ed gli arti posteriori ben articolati che permettono loro di arrampicarsi sugli scogli.

Il culling è l’abbattimento sistematico di questi animali autorizzato dal Ministero della Pesca della Namibia, che stabilisce il numero delle otarie che devono essere uccise ogni anno.

Tra luglio e novembre una squadra di uomini arriva sulle spiagge, separa i cuccioli dalle madri e li uccide a bastonate. I grossi maschi vengono uccisi a fucilate.

I cuccioli, mentre le madri li allattano, vengono trascinati via, uccisi con una botta in testa e finiti con una pugnalata nel petto. I metodi di uccisione sono finalizzati a non rovinare le pelli.

Quest’anno il Ministero ha stabilito che si possono uccidere 80.000 cuccioli e 6.000 maschi. Le foche vengono incolpate (e per questo uccise) della scarsità di pesce, ma è noto che questo è dovuto al sovrasfruttamento dei mari da parte dell’uomo.

Gli animali una volta uccisi vengono caricati su dei camion destinati alla macellazione.

Pelli, grasso, carne e testicoli vengono esportati all’estero. La Cina compra i testicoli che vengono utilizzati per prodotti “afrodisiaci”.

Nelle spiagge, poi, arrivano i turisti. I cacciatori di otarie, al termine della mattanza, puliscono con i loro bulldozer riportando la spiaggia alle condizioni iniziali.

Seal Alert SA  da anni sostiene una campagna mondiale in difesa di questi animali. E’ stata la prima associazione a denunciare la crudeltà di questa pratica ed i rischi che minacciano la sopravvivenza della specie.

Eppure, nonostante le otarie siano già gravemente minacciate dall’impoverimento dei mari, si continua con gli abbattimenti. Anzi, la quota di otarie che si possono uccidere continua a crescere anno dopo anno e questo, associato ad un tasso di mortalità dei cuccioli pari al 30% nelle prime settimane di vita, può portare alla scomparsa di intere generazioni. Vale appena il caso di ricordare che le otarie sono inserite nell’Appendice II della Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di Estinzione (CITES), ciò significa che la loro sopravvivenza dipende dalla conservazione che ne verrà fatta.

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