GEAPRESS – Forse è arrivato al seguito della draga che ha operato i lavori del nuovo porto di Molfetta (BA). Oppure con le navi mercantili e le acque di sentina. Non si sa, ma di certo quel grosso granchio blu che in realtà dovrebbe stare nell’oceano atlantico, deve aver sorpreso non poco. Innanzi tutto i pescatori che hanno provveduto a consegnarlo al Centro di Recupero delle Tartarughe Marine, per la sua identificazione.

Qui si è potuto identificarlo come una femmina di Callinectes sapidus. In Europa è stato segnalato per la prima volta agli inizi del secolo scorso. In Italia negli anni cinquanta, ma i suoi avvistamenti si contano sulla punte delle dita.

Per Pasquale Salvemini, responsabile del Centro di Recupero Tartarughe Marine si tratta comunque di un ritrovamento di assoluto rilievo non solo per Molfetta ma per l’intera costa dell’Adriatico. Anzi, secondo il Responsabile, potrebbe trattarsi di un effetto del cambiamento delle condizioni climatiche e dell’aumento della temperatura dell’acqua marina. Tali variazioni potrebbero avere facilitato le migrazioni accidentali di specie alloctone. “Non si può escludere – ha riferito Pasquale Salvemini – che il suo arrivo a Molfetta sia opera di una nave in transito“.

Il granchio azzurro vive lungo le coste atlantiche dell’intero continente americano, spingendosi lungo i corsi dei fiumi poiché in grado di tollerare salinità inferiori al tre per mille. Più largo che lungo può arrivare alle ragguardevole dimensioni di venti centimetri per dieci. Il corpo ha, nel complesso, una forma ellittica con due spuntoni ai due lati, margine anteriore seghettato e zampe piuttosto allungate. Ha un’ampia valenza ecologica, efficiente predatore di pesci, molluschi e crostacei. Può nutrirsi anche di animali morti.

L’animale è stato trovato nei pressi di cala San Giacomo.

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