GEAPRESS – Non è la carne dei ristoranti giapponesi, come finora creduto, il principale motivo della richiesta di riapertura della caccia commerciale alle balene che in questi giorni si sta discutendo, a porte chiuse, ad Agadir, Marocco, nel corso dei lavori del meeting della Commissione Baleniera.

Secondo un dettagliato studio appena diffuso dalla prestigiosa WDCS , Whale and Dolphin Conservation Society, il vero motivo delle pressioni esercitate dai paesi cacciatori risiederebbe nelle migliaia di brevetti prodotti dalla caccia “scientifica” autorizzata in questi anni. Nello scrupoloso lavoro della WDCS, sono stati rintracciati e studiati migliaia di brevetti. Il paese leder non è il Giappone, ma bensì la Norvegia dove è appena il caso di ricordare che l’industria baleniera è finanziata dallo Stato.

In Norvegia sono stati studiati gli effetti sulla circolazione cardiovascolare nonché l’uso topico di creme a base di olio di balena per i problemi della pelle. Recenti studi hanno inoltre verificato gli effetti di omega 3 nei processi infiammatori alla base dell’artrite reumatica.

I Giapponesi, ovviamente, non sono stati a guardare. Si sono concentrati, infatti, sui principi estratti dalla cartilagine di balena. Il solfato di condroitina, viene utilizzato, oltre che per i cosmetici, anche per i dolori articolari sotto forma di integratore alimentare. Per i giapponesi, però, vi è un problema in più. La difficoltà a reperire sufficienti quantitativi di cartilagine di balena li hanno indotti a rivolgersi al mercato della pesca degli squali, anch’essi, per talune specie, prossimi all’estinzione. I prezzi, però, sono più alti e pertanto l’eliminazione della moratoria alla caccia delle balene sarebbe, per le loro industrie, una vera e propria benedizione. I giapponesi hanno finanche brevetti registrati negli Stati Uniti. Riguardano soprattutto gli effetti sulle malattie neuronali, ossia Parkinson e l’Alzheimer.

Inoltre, Islanda, Groenlandia, Isole Faroe e Norvegia, partecipano all’utilizzo della carne di balena per uso alimentare. Islandesi e giapponesi sono poi i leader della produzione di integratori per mangimi di animali d’allevamento, soprattutto nel campo della pescicoltura ed allevamento di avannotti in particolare.

Un quadro, pertanto, molto più serio di quello finora creduto. Altro che bocconcini di balena. A volersi spolpare i grandi cetacei ci sono le multinazionali dell’industria farmaceutica.

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