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GEAPRESS – Tra meno di tre giorni riprende la caccia ai delfini di Taiji, la baia giapponese ove i poveri animali vengono catturati per rifornire l’industria locale della carne ed i delfinari di mezzo mondo.

Vi è però un’altra Taiji, molto più vicina a noi, almeno dal punto di visto politico. Sono le Isole  Fær Øer che, seppur godendo di ampia autonomia, dipendono dal Regno di Danimarca. Il prelievo dei delfini globicefalo è addirittura superiore a quello giapponese ed ormai da più settimane, anche in Europa, procede la mattanza (vedi articolo GeaPress).

In questa stagione di caccia, oltre 1000 delfini hanno già perso la vita nel mare rosso sangue. Fino ad ieri, intorno alle 14.00, sono stati in 51. Erano tutti delfini globicefalo, altresì detti balene pilota, e a darne puntuale comunicazione è ancora una volta Sea Shepherd, impegnata sia in Europa che nella baia di Taiji.

Nonostante la mobilitazione internazionale, le risposte che arrivano dalle autorità governative danesi sembrano però essere sconfortanti.  L’addetto stampa del Consolato Generale di New York, riferisce Sea Shepherd in un suo comunicato, rispondendo ad una mail di protesta, ha difeso la tradizionale uccisione. Quella risposta, ad avviso degli ambientalisti, sarebbe però un insieme di luoghi comuni ed anche peggio.

Nella lettera, facente riferimento al Ministero degli Affari esteri danese, si prende atto dei sentimenti provati, ma questi sarebbero dovuti ai testi ed alle immagini fuorvianti che sono stati proposti. La stessa missiva, arriverebbe pure a disquisire sul fatto che a rimanere uccisi  non sono delfini ma globicefali.

Viene da chiedersi però cosa nel caso cambierebbe ma Sea Shepherd, nel suo comunicato, precisa come i globicefali, ovvero le cosiddette balene pilota, sono classificati come appartenenti alla famiglia Delphinidae. Niente immagini superate, poi. Anzi Sea Shepherd ribatte come tra le stesse ve ne siano alcune scattate dagli abitanti e diffuse nei social network. In altri termini molti degli scatti incriminati sarebbero relativi ai 1085 delfini abbattuti a partire dal 21 luglio. Globicefali, ma anche altre specie di delfini.

Le critiche degli ambientalisti sono anche sulle successive motivazioni addotte dalle autorità danesi. Tra queste lo scopo alimentare, oltre che la regolamentazione in vigore su  una caccia definita “biologicamente sostenibile“. Un fatto, quest’ultimo, che verrebbe sconfessato dalla mancanza di stime attendibili sulla popolazione di globicefali la quale, allo stato attuale, apparirebbe sostanzialmente sconosciuta.

Il passo, tra i tanti, più interessante è forse quello  relativo all’autonomia delle isole. Secondo il Governo danese, infatti, le isole rappresentano un territorio autonomo all’interno del Regno di Danimarca. “Affari riguardanti l’industria, l’agricoltura, l’ambiente, la pesca e la caccia alle balene, sono relativi all’autonomia  delle isole Fær Øer” .

Questa la risposta degli ambientalisti: “Il ministero degli Esteri danese non dovrebbe nascondersi dietro l’autonomia delle isole in materia commerciale o industriale. E ‘stata la marina danese – ricorda Sea Shepherd –  che si è mostrata quando le navi di Sea Shepherd, nel 2010 e 2012, hanno visitato le isole. I sussidi danesi sono una fonte importante di reddito per le isole“. Dunque, sembra dire Sea Shepherd, se li sostieni, condividi anche responsabilità e critiche.

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