GEAPRESS – Potrebbe chiudersi con molto anticipo la stagione di caccia alla balenottera comune in Islanda. In tutto era stata prevista l’uccisione di 216 balene, più una parte restante della quota del 2010. La stagione era iniziata lo scorso aprile (vedi articolo GeaPress) e avrebbe dovuto proseguire per tutta l’estate, ma i dati che arrivano dal Giappone (dove la carne di balena viene in buona parte esportata e lavorata) riferiscono ormai di un vero e proprio crollo del mercato. La causa è da ricercarsi nel disastroso terremoto che ha colpito il paese.  Questo nonostante le marinerie baleniere giapponesi abbiano cercato di riorganizzarsi, una volta ospitate in città scampate agli effetti devastanti del sisma (vedi articolo GeaPress).

Ancora poco convinta delle reali intenzioni dell’industria baleniera islandese è la WDCS (Whale and Dolphin Conservation Society) la quale ricorda come circa il 5% degli islandesi continui a consumare carne di balena. Non solo, sempre secondo la WDCS, la stessa industria della pesca islandese è strettamente legata a quella baleniera. Un intreccio che allunga i suoi interessi anche nella  lavorazione e distribuzione del pescato che, specie tramite paesi terzi, arriva poi anche in molti paesi della UE, tra cui l’Italia (vedi articolo GeaPress).

E’ dire che l’Islanda è pronta ad entrare nell’Unione Europea. Critichiamo (giustamente) i giapponesi per la caccia alla balena, ma poi li abbiamo a casa nostra. Sebbene non candidato alla UE, l’altro stato europeo della caccia alle balene è la Norvegia mentre, sebbene autonoma, vi sarebbe pure la Groenlandia; di fatto (anche se non formalmente) una sorta di filiazione danese. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).