GEAPRESS – Da un lato lanciano pietre e pezzi di catena, dall’altro Sea Shepherd risponde con il burro rancito, dal fetore insopportabile. Il tutto nei banchi di Melita, 20 miglia nautiche all’interno della No-Fly zone stabilita dalla NATO per le operazioni belliche anti Gheddafi. Sea Shepherd l’aveva detto (vedi articolo GeaPress). La No Fly zone impedirà che nelle barche dei pescatori di tonno, vi sia un ispettore con il compito di controllare le quote di prelievo stabilite. Ne approfitteranno tutte le marinerie, tra cui quelle tunisine.

Ed infatti, in questi giorni, è stata battaglia. Pietre contro burro fetido. I tunisini si erano infatti rifiutati di fare mettere in contatto l’Ispettore (…. inesistente) con le navi di Sea Shepherd, ed avevano chiamato in aiuto l’aviazione francese, che non era tardata ad arrivare. L’accusa era che gli attivisti in difesa dei tonni avessero tagliato le reti; fatto non vero.

A finire tagliato, poche ore prima, era stato però il polso di un pescatore tunisino. Un peschereccio nord africano aveva chiesto, via radio, aiuto. Prese le opportune precuzioni (… come minino dovute visto che sulla testa dei protezionisti si fanno volare gli aerei da guerra) il pescatore tunisino è stato fatto salire a bordo della Brigitte Bardot, una delle due navi di Sea Shepherd, presenti in questi giorni in nord Africa.

Peccato che con la stessa solerzia dell’aereo da guerra francese, non siano arrivati gli aiuti umanitari subito richiesti dal capitano della nave di Sea Shepperd. Anzi, a questi non ha risposto proprio nessuno. Il medico di bordo ha provveduto a curare il brutto taglio che il pescatore tunisino presentava al polso (nella foto di Simon Ager). Sarebbe sicuramente morto dissanguato. A causare la ferita, un incidente di lavoro.

Poche ore dopo, però, Sea Shepherd ritornava a solcare il banco di Melita, in difesa del tonno. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).