GEAPRESS – Nonostante ci riferiamo alla Cina come la responsabile dell’ecatombe di squali, non sono loro i primi al mondo ad ucciderli. C’è la zuppa, ma la caccia, o meglio la pesca, è saldamente in mano ad altri paesi. Quelli della UE, ad esempio, con la Spagna in prima linea seguita da Francia, Portogallo e Regno Unito. Tutti in deroga, dal momento in cui formalmente in Europa vige il divieto di “finnig”, ovvero l’asportazione della famosa pinna e l’eliminazione dell’intero squalo (pinna a parte) gettandolo in mare.

In pratica l’Unione Europea deroga fornendo non poco di quel 95% di mercato mondiale di pinne di squalo che ogni anno sbarca in Cina.

Sulla vicenda interviene ora l’europarlamentare Andrea Zanoni (IdV), relatore del parere per la Commissione per l’Ambiente, la Sanità Pubblica e la Sicurezza Alimentare (ENVI) dell’ Unione Europea.

L’Unione Europea – ha dichiarato l’On.le Zanoni – deve al più presto vietare tutte le deroghe previste nell’attuale legislazione Ue che non permettono il rispetto del divieto del finning“.

Zanoni ha pertanto presentato in sede di Commissione Ambiente il suo progetto di parere “sulla proposta di Regolamento relativo all’asportazione di pinne di squalo a bordo dei pescherecci”, sostenendo così fortemente la proposta della Commissione di vietare ogni ricorso alle deroghe.

L’Europa è al secondo posto a livello mondiale per numero di catture di squali – afferma Zanoni –. Secondo i dati FAO Fishstat gli Stati Ue hanno dichiarato nel 2009 di aver sbarcato ben 111.916 tonnellate di razze e squali, equivalenti al 16% degli sbarchi mondiali. Si tratta anche di specie a rischio estinzione come lo squalo Mako, particolarmente vulnerabile alla pesca intensiva”.

L’intervento di Zanoni è rafforzativo della proposta della Commissione. In particolar modo si propone l’allargamento dei controlli a tutti i pescherecci attivi nelle acque marittime dell’Unione e non solo, come è ora, a quelli europei.

Richiesto, inoltre, l’obbligo per gli Stati membri di fornire, nelle loro relazioni annuali destinate alla Commissione, informazioni più dettagliate sugli sbarchi di squali, ovvero l’identificazione delle specie catturate, la quantità di esemplari, il peso totale per ogni specie e le zone di pesca. Tutti provvedimenti volti non solo alla immediata protezione degli squali, ma anche al fornire un quantitativo di dati certo, che agevolerebbe un più corretto monitoraggio delle diverse specie di squali e pertanto nuove misure di protezione.

I fortissimi interessi legati al mercato di pinne di squalo destinate principalmente al mercato di Hong Kong e della Cina – ha dichiarato l’ON.le Zanoni -, non devono causare la scomparsa di questi animali dalle nostre acque – conclude il leader animalista – La loro sopravvivenza non ha prezzo”.

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