GEAPRESS – Chi comanda in Libia? E chi tiene, specie in questo periodo, sotto controllo i pescatori libici? Ovviamente nessuno ed in questi mesi di caos generale i media internazionali hanno più volte documentato il ricorrente uso di dinamite da parte delle marinerie libiche.

Poi c’è il problema del tonno rosso. Per via della no-fly zone, imposta a seguito dei movimenti bellicci, gli osservatori internazionali incaricati di vigilare sul corretto prelievo dei quantitativi fissati per la marinerie EU, sono rimasti a casa.

Chi invece è andato in mare, sono proprio i pescatori, con forti sospetti per quelli francesi, maltesi e italiani. I tracciati radar hanno rilevato un intenso via vai di motopesca verosimilmente dediti al prelievo di tonno rosso. Le marinarie libiche, peraltro, collaborano attivamente con quelle dei paesi EU. Quando Sea Shepherd l’anno scorso andò a liberare 800 tonni rimasti intrappolati in una grande rete di circuizione, trattavasi proprio di una collaborazione in atto tra le due marinerie.

Ora il Commissario Europeo Maria Damanaki, in vista della prossima riunione dell’ICCAT (l’organismo internazionale che dovrebbe occuparsi della salvaguardia dei tonni) che si inaugurerà venerdì prossimo in Turchia, punta il dito contro L’Italia. Secondo il Commissario Europeo, che non ha voluto dichiarare oltre sull’esistenza di una investigazione che riguarderebbe il nostro paese, le autorità italiane stanno mettendo in atto più occasioni di accordi con i libici. Oggetto delle ipotesi di partnership, sarebbe proprio il tonno rosso. Accordi, sempre secondo il Commissario Damanaki, che non sono consentiti dai regolamenti UE.

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