GEAPRESS – Forse non tutti lo sanno, ma i pescatori, a prescindere se commettono atti illegali (come nella pesca di frodo) o si mantengono alle regole, si dividono in due categorie. Professionisti e non , ovvero altresì definiti “sportivi” come da “diporto”. In questo caso è vietato loro commercializzare il pescato. Spesso, quando si sente di un sequestro di pesce privo di rintracciabilità, abbiamo ottime probabilità di trovarci di fronte al prelievo non commerciabilizzabile di pescatori non professionisti.

A leggere i comunicati delle Capitanerie di Porto italiane, il fenomeno è molto più diffuso di quello che si pensa, ed i rischi non sono solo relativi alla protezione del mare oppure in merito a ragioni di ordine economico. Il pescato …. sportivo, non viene veicolato dal mercato ittico e per questo motivo non viene sottoposto al controllo veterinario. Soprattutto il mondo della ristorazione, è in molti casi legato a questo tipo di pesca.

Il rischio è che assieme al pesce, si possano ingerire pericolosi parassiti sia microscopici che più o meno evidenti come nel caso dell’Anisakis simplex. Si tratta di un parassita nematode (in pratica, un piccolo vermetto bianchiccio) molto frequente negli intestini dei pesci. Non muore se non dopo appropriato trattamento termico ed il suo passaggio nelle viscere dell’uomo (se il pesce non viene correttamente pulito) è cosa probabile.

Gli effetti gravi delle parassitosi sono risolvibili, in alcuni casi, solo con trattamenti chirugici. Il parassita, infatti, dovendo sfuggire all’azione corrosiva dei succhi digestivi, si annida nella mucosa intestinale, con effetti, a volte, molto gravi. Il nematode è molto diffuso e nel mediterraneo, in pesci molto comuni come triglie e sgombri, anche in percentuali molto elevate.

Eppure ogni giorno si apprendono notizie di sequestri di pesce privo di rintracciabilità. L’ultimo comunicato è della Capitaneria di Porto di Senigallia la cui Guardia Costiera, ha provveduto al sequestro, presso una pescheria, di ben 40 chilogrammi di pescato privo di tracciabilità. Al negoziante è stata commutata una sanzione di 1500 euro. A Bari, nelle acque antistanti il litorale, una motovedetta dei Carabinieri ha provveduto a fermare due pescatori di frodo (erano in immersione con le bombole, mezzo non consentito per la pesca) ed avevano già catturato 13 chilogrammi di molluschi. A La Spezia, invece, Guardia di Finanza ed Ispettori Asl hanno provveduto, nei giorni scorsi, al sequestro di 600 kg di pesce fresco. Sanzioni salate per i trasportatori e poi la scoperta. Tutto il pesce era infestato da parassiti.    

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