GEAPRESS – Frodi nella filiera della pesca. Specie spacciate per altre più appetibili commercialmente, ed etichettature falsificate. Poi le sostanze chimiche, come i solfiti, che fanno riprendere il colore del pesce fresco, in realtà stecchito da tempo. Sequestri ed interventi delle Capitanerie ormai molto frequenti.

Oggi la Guardia Costiera di Napoli ha diffuso i dati della maxi operazione che si ricollega in qualche maniera al servizio dell’inviato di Striscia La Notizia Luca Abete (vedi video). Rivendite di nota catena, che spacciavano il pesce pangasio, come cernie, merluzzo e sogliole. Le analisi di laboratorio non hanno infatti lasciato dubbi, solo che l’economico (per sua disgrazia) pangasio non è neanche un pesce di mare. Il fiume d’elezione è il Mekong. Eppure il consumatore ingolla tutto, senza accorgersene. Pangasio come cernia o merluzzo.

Stante quanto riportato dalla Guardia Costiera di Napoli, la frode era molto estesa e ramificata. Tredici esercizi commerciali, sia al dettaglio che all’ingrosso, tutti riconducibili alla medesima società. Secondo la Guardia Costiera si tratta di una delle maggiori catene di distribuzione di prodotti ittici freschi e congelati della provincia, con ramificazioni d’impresa su tutto il territorio regionale.

Ottanta militari della Capitaneria messi in campo per sequestrare ben 3,5 tonnellate di pescato di cui 800 chilogrammi di pesce pangasio, risultante in cattivo stato di conservazione e privo di tracciabilità ed etichettatura. Trentatré gli illeciti amministrativi rilevati che hanno comportato sanzioni per 40.000 euro. Ventotto i sequestri amministrativi e tre quelli penali. L’accusa è frode in commercio (pesce pangasio commercializzato per specie diverse di maggior pregio) e infine 4 le persone deferite all’autorità’ giudiziaria.

L’intervento della Capitaneria si ricollega ad altro eseguito congiuntamente al Corpo Forestale dello Stato e finalizzato sempre al controllo della filiera della pesca. Ben otto tonnellate di vario pescato, tra cui i protetti datteri di mare, malamente conservati. Il 7 marzo vennero così individuati sei titolari di attività imprenditoriali e contestate diverse sanzioni amministrative per un totale complessivo di circa 50mila euro. In aggiunta a ciò, sei sequestri penali ed uno amministrativo per violazioni delle norme in materia di commercializzazione di prodotti ittici, igiene e sanità, tutela dei consumatori, tutela ambientale e tutela di specie ittiche sottoposte a particolare tutela internazionale.

Un successo anche per il risalto avuto grazie all’inviato di Striscia Luca Abete, scaraventato in strada da un misterioso incappucciato improvvisamente apparso dal retro del negozio. Evidentemente nascondere la realtà delle cose, doveva essere un’abitudine molto in uso.

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