GEAPRESS – Forse in pochi lo sanno, ma all’origine dei famigerati pirati somali che vanno sequestrando navi per l’oceano indiano, c’è una storia paradossale. Molti di loro erano, infatti, pescatori. Poi il governo somalo, ancor prima del caos politico attuale, iniziò a vendere i permessi di pesca per le marinerie dei paesi ricchi, Italia compresa. I pescatori locali vennero non solo marginalizzati dalle razzie dei moderni motopesca d’altura, ma anche finiti … sott’acqua. Da lì, l’involuzione. Da non legittimare, ci mancherebbe, ma in un paese dai mille governi, come la Somalia, si possono velocemente cambiare le abitudini. I pescatori locali, sempre più morti di fame, mollarono le reti (distrutte dai motopesca) ed iniziarono ad assalire le navi. Chissà cosa ne penserebbe un pesce.

La situazione, lo scorso agosto, si è surriscaldata in Liberia. Più o meno la stessa latitudine della Somalia ma dalla parte opposta dell’Africa. Sull’oceano atlantico, i motopesca occidentali ed asiatici ne combinano di tutti i colori. Reti tagliate e pescatori locali malmenati. Questo secondo le accuse che la Liberia ha formalizzato all’Unione Europea a seguito di alcune sue proprietà natanti in giro per il Golfo di Guinea. Proprietà talmente grandi da fare girare la testa. Immaginiamo una multinazionale sudcorena, con sede approdata nelle isole Canarie (chissà perchè ….) ed investimenti in mezzo mondo tra cui campi da golf in Europa? Ebbene la multinazionale possiede anche dei motopesca d’altura, ed uno di questi, dopo un drammatico inseguimento in mare e colpi di avvertimento, è stato poi costretto nel porto di Monrovia. Le autorità liberiane avrebbero le prove che vendeva il pescato agli europei. Anzi, un grosso carico, tempo addietro venne intercettato in Spagna. Sta di fatto che l’osservatore liberiano a bordo del peschereccio, è stato assalito dal Comandante per evitare, nelle fasi concitate dell’inseguimento, di mettersi in contatto con la terraferma.

Non è un mistero per nessuno, che ormai buona parte del pescato di molti paesi, tra cui l’Italia, viene prelevato all’estero. Un paio di mesi addietro il Ministero delle politiche agricole e della pesca, ha rinnovato i permessi sulla base delle quote acquistate (a prezzi da terzo mondo) in giro per l’Africa. Speriamo un domani di non dovere mandare altre navi, ma da guerra, a difendere i natanti di passaggio anche nell’Atlantico.    

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