GEAPRESS – Tra la Scozia, Norvegia ed Islanda. Con larga autonomia amministrativa ma facenti parti del Regno di Danimarca. Nelle isole Faroe la tecnica di cattura è molto simile a quella della Baia di Taiji, in Giappone, dove ogni anno vengono uccisi un migliaio di delfini (vedi articolo GeaPress). Anche in Europa, nelle isole Faroe, i delfini ed altri cetacei si macellano in loco per essere mangiati. Nelle scorse ore le prime notizie sulla mattanza in Giappone. Venti, forse venticinque globicefali, bloccati nella baia e macellati. In poco più di due settimane, questa volta nelle Faroe, di globicefali ne sono stati macellati 590.

A denunciarlo è un cartello di Associazioni che ha scritto al Primo Ministro del Governo locale. Una mattanza giustificata da una traduzione culinaria locale ed in barba ai livelli di mercurio che secondo alcuni studi sarebbero presenti nella carne dei cetacei. Stante i ritmi degli anni scorsi, è probabile che la stagione di caccia nelle Faroe si concluderà con oltre 2000 cetacei uccisi.

Come in Giappone, gli animali vengono spinti dalle barche dei pescatori all’interno delle baie. Qui, i macellai forniti di un grosso attrezzo uncinato, iniziano la mattanza. Il mare si tinge di rosso e gli animali che non si riescono ad uccidere in spiaggia, vengono finiti con un grosso coltello passato in gola. Più o meno come in Giappone, dove a Taiji, nella costa orientale, vengono ogni anno uccisi un migliaio, tra globocefali e tursiopi.

Una strage più volte denunciata ma chissà perché avvertita come un problema lontano, quasi di più dello stesso Giappone. Fine di tanti delfini ed altri cetacei che, in questo periodo, tentano di raggiungere i mari ove riprodursi. In Europa, come in Giappone.

Al Primo Ministro Johannesen, al suo governo ed alla popolazione delle isole Faroe, il cartello di Associazioni (Animal Welfare Institute, EIA, Dyrenes Venner, Campaign Whale, Humane Society International, OceanCare, Cetacean Society International, Pro Wildlife and Whale and Dolphin Conservation Society) ha chiesto di porre fine alla caccia, non solo nell’interesse del benessere animali ma anche in virtù dei danni alla salute umana.

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