GEAPRESS – L’operazione presentanta ieri dalla Guardia Costiera della Capitaneria di Porto de La Maddalena (OT) rischia ora di far venire il mal di pancia a molti usufruitori dell’alterato sistema di fornitura del tonno rosso, in giro per l’Italia.

Il tutto trae origine dal sequestro di Tonno rosso operato nel mese di agosto dell’anno scorso (vedi articolo GeaPress) dalla stessa Capitaneria di Porto. Ben sedici altri Uffici della Capitaneria di Porto, hanno poi fornito supporto ad una inchiesta dai risvolti inquietanti e dalle cifre da capogiro.

Solo per i collegamenti risultati in questa indagine, si ipotizza, infatti, un giro di affari pari a 3.650.000 euro. Da Palermo a Genova, e poi Venezia, Marsala, Napoli, Licata, Ancona, Oristano ed altri centri ancora che sono stati coivolti anche nella verifica della documentazione falsificata. Interventi in prima istanza rivolti alla filiera locale, ed in modo particolare al rifornimento di ristoranti, e che hanno, invece, poi svelato un ramificato sistema diffuso a livello nazionale e che vede presumibilmente coinvolta una vera e propria organizzazione criminale di alto livello.

La documentazione acquisita, in alcuni casi dopo mesi di insistenza, svelava infatti presumibili falsificazioni di data e quantitativi di tonno, funzionali anche al camuffamento di specie ittiche diverse dal tonno rosso. Società commerciali diffuse un pò in tutto il territorio nazionale. In pratica, il tonno illegalmente pescato, veniva riciclato nel mercato legale, grazie alla compiacenza di molti soggetti.  L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Olbia – Tempio Pausania, con delega alla Capitaneria de La Maddalena, si allargava così a molte altre città.

Un mare di tonno ed un mare di reati ora ipotizzati dalla Procura della Repubblica di Olbia – Tempio Pausania. Falsità materiale in atto pubblico, falsità ideologica, soppressione, distruzione ed occultamento di atti, frode nell’esercizio del commercio, delitto tentato, truffa, violazione sulla normativa sulla pubblicità ingannevole, favoreggiamento reale e personale, uso di atto falso. Ravvisate, inoltre, mille violazioni amministrative, per un totale di circa 4 milioni di euro di sanzioni eventualmente contestati.

Le prime macroscopiche alterazioni erano risultate tra il pescato dichiarato nel Bluefin Catch Document (BDC) e quello delle fatture delle società che acquistavano il tonno. Il BDC è un documento obbligatorio nella commercializzazione del tonno rosso pescato regolarmente all’interno delle quote stabilite dall’Unione Europea. In particolare, all’inizio dell’indagine, risultava una fattura d’acquisto senza l’obbligatorio BDC, e la successiva documentazione, ottenuta dalla Capitaneria dopo più richieste, risultava alterata.

Il Comandante Poletto, all’inizio dell’indagine partita nell’agosto scorso aveva rivolto il seguente appello per “il futuro e la salvaguardia della nostra regione e dei nostri mari affinché si faccia parte attiva per tutelare il territorio e le specie che in esse vi dimorano. Non possiamo pensare che per l’avidità e la cupidigia di pochi, tutta la collettività debba pagare un tributo così grande. Oggi tocca al Tonno Rosso, domani quante altre specie saranno destinate a scomparire?”.

Un appello opportuno ed oltremodo attuale, così come dimostrato dall’indagine che si è sviluppata scoprendo il ramificato sistema di frode ed alterazione documentale.

Alla conferenza stampa di ieri, oltre al Comandante della Capitaneria di Porto de La Maddalena Fabio Poletto, era presente il Contrammiraglio (CP) Franco G. Persenda, Direttore Marittimo del Nord Sardegna, che ha coordinato l’azione dei militari della Guardia Costiera nelle provincie di Olbia – Tempio e Sassari e il Sostituto Procuratore della Repubblica di Tempio Pausania Dott. Riccardo ROSSI che ha coordinato le indagini su tutto il territorio nazionale.

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