taiji
GEAPRESS – Inizia il primo settembre e si concluderà nel mese di marzo la campagna giapponese di cattura dei delfini. Taiji, notoriamente, è uno dei porti ove i branchi di delfini vengono captati in alto mare e costretti ad entrare nell’omonima baia grazie ad una vera e propria trappola sonora. Potenti attrezzature diffondono in mare le onde sonore che infastidiscono i poveri animali, costringendoli in una rotta dagli esiti spesso mortali.

I delfini vengono in buona parte macellati ma anche catturati per i delfinari.

A denunciare l’avvio della campagna sono Sea Shepherd ed il Dolphin Project di Ric O’ Barry, l’ex addestratore americano di delfini che ormai diversi anni addietro, mandato alle ortiche il suo lavoro, si è dedicato alla tutela dei cetacei.

Entrabimbi i gruppi hanno denunciato le strategie che sarebbero state messe in campo dal Giappone per limitare l’arrivo dei veterani. Lo stesso O’Barry è divenuto in anni recenti oggetto di un contenzioso legale sfociato fino alla limitazione dei movimenti in una stanza di un aeroporto giapponese.

La stessa Sea Shepherd ha annunciato come la nuova campagna dovrà eludere la limitazione a filmare. Lo stesso luogo di macellazione è da alcuni anni “protetto” da spessi tendoni blu, proprio per evitare che venga filmata l’uccisione degli animali. Il mare, però, non può fare a meno di tingersi di rosso.

Dunque, da oggi, la nuova mattanza può avvenire in quasiasi momento, ma è bene ricordare che vi sono altri luoghi nel mondo dove i cetacei vengono uccisi. Tra questi l’arcipelago delle Isole Faroe (vedi articolo GeaPress e Video), non facente parte della UE ma incluso nel Regno Unito di Danimarca (come la Groenlandia, dove si cacciano le balene). Anche lì è presente Sea Shepherd ed anche in quel posto agli attivisti è stata più volte interdetta la possibilità di filmare. Le vittime designate sono in questo caso i delfini globicefalo.

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