GEAPRESS – Potrebbe essere una persona che lavora per la multinazionale spagnola Aspro International, l’acquirente dei sei delfini catturati nelle scorse settimane nella baia di Taiji nel Giappone sud orientale. La grave accusa è stata formulata da Sea Sheppherd che da anni segue la causa dei delfini giapponesi catturati in mare per essere macellati oppure inviati ai delfinari. L’acquirente spagnolo è stato fotografato dagli attivisti di Sea Shepeherd. L’uomo ha seguito tutte le recenti fasi del prelievo presso la struttura locale ove vengono tenuti in stallo gli animali catturati.

Aspro International è uno dei gruppi spagnoli con sedi in più paesi, che operano nel settore del divertimento. I suoi centri, tra i quali una Fondazione in difesa del mare, operano in Spagna (13), Francia (9), Finlandia (5), Portogallo (1), Svizzera (1), Belgio (1), Olanda (2) e Regno Unito (9 ). Almeno la metà dei quali, riferiscono da Sea Shepherd, si ritiene siano parchi marini.

Il sospetto degli ambientalisti è che i delfini tursiopi, possano servire ad una struttura di Maiorca. Il possibile acquirente, infatti, opererebbe proprio in quella struttura della cattività acquatica. Secondo Sea Shepherd, la destinazione dei sei delfini è molto probabile che sia l’Europa. Una volta entrati nel circuito dei delfinari i delfini dovrebbero essere tracciati. Nessun paese della UE è escluso dall’arrivo diretto o indiretto (ovvero di prima generazione) di animali catturati in natura ed utilizzati, in alcuni casi, come riproduttori. Aspro International, come tutti i gruppi afferibili a giardini zoologici, sia della cattività acquatica che terrestre, si pubblicizza molto con i temi di salvaguardia ambientale.

Sea Shepherd, invita ora i protezionisti di tutto il mondo a contattare Aspro International. Con educazione, si invita a riferire di potere così essere responsabili della sorte dei delfini giapponesi. Questo perché, sostengono gli ambientalisti, in Giappone operano le stesse ditte sia per la macellazione che per il rifornimento dei delfinari. Anzi, considerati gli alti guadagni fatti per quest’ultimi ed il sempre più spiccato ambito di nicchia ricoperto da chi acquista carne, non è da escludere qualcosa di più di una semplice condivisione. In altri termini non è da escludere che senza delfinari si bloccherebbero anche i macellai. Non è ancora chiaro il perché, ma quest’anno, dopo la cattura per i delfinari, molti animali evidentemente inutili a questo scopo, non sono stati macellati ma bensì liberati, dopo sei giorni di digiuno, in mare.

Abbiamo cercato di metterci in contatto con  Aspro International. Siamo sempre disponibili ad accogliere una dichiarazione in merito alla vicenda.

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