GEAPRESS – Dopo le uccisioni e i prelievi (in questo caso per i delfinari) dei giorni scorsi, dodici barche adibite alla cattura dei delfini, hanno lasciato la baia di Taiji, nel Giappone sud orientale. Raggiunto il largo hanno individuato un gruppo di una dozzina di delfini e lanciati in acqua i potenti trasmettitori che creano una barriera sonora insopportabile per gli animali, hanno iniziato a spingerli vero la baia.

Gli attivisti di Sea Shepherd che stanno presidiando la località portuale dall’alto di una collina (l’accesso e la visione del porticciolo sono impediti da un ingente schieramento di polizia) hanno potuto documentare il rientro delle barche con i delfini imprigionati dal recinto sonoro. Nessuna mattanza, questa volta, evidentemente c’era l’esigenza di catturare prima possibile un delfino per i delfinari. Forse, dice qualcuno, per rimpiazzare la femmina cattura con il suo cucciolo, e morta dopo giorni di agonia nelle vasche galleggianti disposte nella baia (vedi articolo GeaPress). Sta di fatto che alle prime luci dell’alba il branco è stato allontanato da un delfino che è stato, infine, catturato e sistemato in una piccola vasca all’interno di un camion.

Finirà in una struttura dove gli verranno impartite le prime forme di addestramento.

Fino a poche ore addietro, commentano da Sea Shepherd, era libero nel mare con i suoi compagni. ora, finché vivrà, sarà destinato a passare tutto il resto della sua vita all’interno della vasca di un circo d’acqua. La restante parte del branco, sembrerebbe essere stata liberato.

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