GEAPRESS – Ammonterebbe a ben 75% il totale della carne di balena invenduta e relativa alla stagione di caccia 2011. Nonostante le recenti aste organizzate dalla autorità giapponesi, la carne dei cetacei rimane bloccata da quello che parrebbe definirsi come uno degli effetti del boicottaggio internazionale esistente su tale prodotto. Le ditte produttrici, infatti, avrebbero paura di finire nel mirino delle proteste di chi, le balene, le vuole libere nei mari del mondo.

Si tratta in totale di quasi 900 tonnellate di carne ottenuta con l’escamotage della ricerca scientifica ma di fatto facenti parte della cultura culinaria nipponica. La carne è quella delle balene cacciate nel pacifico nord occidentale dove, forse, potrebbe avere influito la paura radioattività a seguito del disastro nucleare di Fukushima. Un crollo così, ad ogni modo, non era mai avvenuto.

Nonostante le aste andate a vuoto si ripetono ormai da novembre, lo scorso maggio, sempre per la campagna di pesca nel pacifico nord occidentale, le navi baleniere sono salpate dai porti giapponesi (vedi articolo GeaPress).

Intanto da pochi giorni, a Panama City, sono iniziate le riunioni del sessantaquattresimo meeting della Commissione baleniera internazionale. Le polemiche sulla campagna acquisti dei delegati giapponesi, ovvero l’accaparramento dei voti dei rappresentanti di Stati non interessati al fenomeno, non si sono mai sopite fin dalla fine della riunione dello scorso anno.

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