GEAPRESS – Sono stati caricati su due camion e portati in aeroporto. Fine di sei delfini catturati tre settimane addietro nella baia macello di Taiji, nel Giappone sud orientale. Per loro, da qualche parte del mondo, un delfinario si appresta a rinchiuderli per sempre in vasca. Avvolti come salami in una guaina gommata sollevata da una gru, i poveri animali sono stati inseriti in contenitori metallici poco più grandi delle loro stesse dimensioni. Due camion, sotto gli occhi vigili della polizia e degli acquirenti, si sono poi diretti in aeroporto.

Almeno la statua del ramponiere (una buona parte dei delfini catturati a Taiji, vengono infatti arpionati e macellati) porterà un ricordo. Un attivista di origini tedesche, che aveva partecipato alla sorveglianza nella baia e subito allontanato da Sea Shepherd, si è infatti arrampicato nella statua del ramponiere danneggiandola sebbene non intenzionalmente. E’ stato arrestato dalle autorità nipponiche e dovrà ora rispondere del danneggiamento e del possibile risarcimento. Iniziative, queste, non consentite dalla stessa Sea Shepehrd.

I rapporti con le autorità nipponiche del luogo sono da sempre molto delicati. Di fatto non è più concesso potere assistere direttamente alle operazioni di macellazione. Gli attivisti, però, presidiano le vicine colline dalle quali è possibile vedere salpare il gruppo di circa 12 barche che, armate di potenti ripetitori acustici calati in acqua, spingono i delfini all’interno della baia. Una rete bloccherà per sempre la loro fuga in mare, mentre macellai ed emissari di delfinari si spartiscono i mammiferi marini.

In più occasioni si sono avuti momenti di tensione ed arresti poi rilevatesi ingiustificati, come quello dell’attivista di Sea Shepherd Erwin Vermeulen, assolto dalle accuse montate a suo danno (vedi articolo GeaPress)

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