GEAPRESS – Non colpevole. Erwin Vermeulen l’attivista olandese volontario di Sea Shepherd, arrestato lo scorso 16 dicembre con la scusa di avere spintonato un addetto della baia di Taiji (dove ogni anno avviene la mattanza di delfini) è stato oggi assolto della Corte di Wakayama.

Non male, fa notare Sea Shepherd per un sistema giudiziario dove fino a prova contraria vale la presunzione di colpevolezza, e non di innocenza come da noi. Il 99% degli imputati finisce così condannato, ma Erwin Vermeulen, in Giappone per salvare i delfini della Baia, non aveva fatto niente.

Dunque se l’attivista di Sea Shepherd, non è colpevole, qualcuno deve aver inventato il fatto. Tutta farina del sacco della vittima dell’aggressione (inventata), o una convenienza mediatica nel cercare di mettere in cattiva luce gli ambientalisti che vogliono solo la salvezza dei poveri animali? Uccisi a colpi di coltello per l’industria della carne ed altri catturati (durante la mattanza) per i delfinari di mezzo mondo.

Erwin Vermeulen è la vittima di un attacco a sfondo politico – dicono ora da Sea Shepherd – Lo stesso Giudice ha dichiarato l’insussistenza delle prove a sostegno dell’accusa. Questo in un sistema giudiziario dove non vi è alcun onere della prova a carico dell’accusa“. La peggiore situazione per finire condannati. Erwin Vermeulen, però, era innocente.

Per Sea Shepherd il movente che ha scatenato l’ingiusta accusa è da ricercare nel fatto che Vermeulen è olandese, come le bandiere che battono le navi di Sea Shepherd.

Detenuto in una prigione giapponese per 60 giorni, in condizioni d’isolamento e con scarso nutrimento. Portato in Tribunale legato con una corda alla vita, tenuta tramite un guinzaglio. Ed invece, le accuse di “aggressione minore” sarebbero basate sulla falsa testimonianza di un giovane che non è stato capace di svolgere il suo semplice compito di controllare un ingresso del Dolphin Resort Hotel. Incompetenza della Polizia, secondo gli ambientalisti, che attaccano ora anche l’Ufficio del Procuratore della Prefettura di Wakayama, definito un “burattino“. Chi dietro di lui?

Di certo in un paese con un tasso di condanne altissimo e un governo ostile nei confronti di Sea Shepherd Conservation Society, questo verdetto è una grande vittoria sia a livello individuale che per l’organizzazione.

Vermeulen, una volta appreso della sentenza, ha dichiarato che il “giudice ha dimostrato un grande coraggio ad andare contro l’opinione pubblica e ad agire in modo equo. Il mio arresto e la detenzione di due mesi – ha aggiunto l’attivista di Sea Shepherd – ha procurato in tutto il mondo una grande pubblicità per i delfini di Taiji e vorrei ringraziare la polizia della prefettura di Wakayama e i procuratori per aver donato generosamente il denaro dei contribuenti giapponesi e aver portato l’attenzione sul massacro dei delfini “.

Un boomerang, dunque, che stavolta irrompe anche sulla retorica dell’industria della pesca che tanto si pubblicizza con la inverosimile difesa del mare e dei delfini.

Erwin Vermeulen ed il leader della Campagna dei Guardiani della Baia Scott West terranno una conferenza stampa al Circolo della Stampa Estera a Tokyo il 24 febbraio alle 15:00.

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