GEAPRESS – Aperta oggi la quinta edizione di Slow Fish presso la Fiera di Genova, fino a lunedì 30 la manifestazione voluta da Slow Food ed enti locali liguri per promuovere la pesca non industriale ma legata alle tradizioni locali. All’inaugurazione era presente la Presidente della Commissione europea della pesca Maria Damanaki che ha condizionato la riapertura della pesca a cicciarelli e rossetti, ad un piano di pesca che l’Italia dovrà presentare. Due attività di pesca per i palati di micropesci, più volte agevolati negli intenti pro-prelievi del Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e di Carlo Petrini, ovvero il patron di Slow Food. No secco (sempre della Damanaki) per il bianchetto, ovvero i pesci neonati, in genere di sarda, anche qui molto ambiti dai piatti … di tradizione.

Gli animalisti di BioViolenza vogliono però mettere sotto i riflettori la sofferenza silenziosa degli abitanti dei mari, milioni di pesci, crostacei e molluschi vittime anche delle pesche tradizionali, oltretutto anche loro complici del depauperamento dei mari ormai accertato anche dagli organismi internazionali indipendenti. Stamane le conferenza stampa che ha annunciato per domenica mattina alle ore 10,30 un presidio creativo davanti ai cancelli della Fiera di Genova durante il quale sarà rappresentato il massacro dei pesci. Ma oggi anche l’incontro con Carlo Petrini, il patron di Slow Food, che ha aperto una porta agli animalisti, domenica gli attivisti di BioViolenza sono stati invitati ad entrare nella Fiera e partecipare ai dibattiti già organizzati, una possibilità in più per sviluppare un confronto soprattutto con il pubblico, quindi con i consumatori.

GeaPress intanto ha visitato Slow Fish, su alcuni banconi degli stand sono esposti con orgoglio i cadaveri di molti pesci, alcuni anche poco comuni, oltre che i soliti astici in acqua con le chele legate all’interno di piccoli contenitori. La presenza di tante scolaresche dimostra che la strada verso il rispetto di tutti esseri viventi è ancora lunga.

Slow Fish contraddice poi le sue stesse  intenzioni promuovendo anche gli impianti di acquacoltura, ossia allevamento intensivo di pesci in grandi vasche in mare, sotto accusa anche perché inquinanti a causa dell’alimentazione artificiale con farine di pesce e cereali, olio di pesce, utilizzo di farmaci e antibiotici che si disperdono in mare aperto. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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