GEAPRESS – Era rimasta avviluppata in oltre 60 metri di corda al largo della Florida. I primi tentativi di salvarla erano avvenuti in dicembre, seguiti da altri interventi a gennaio. Purtroppo non c’è stato niente da fare e la rarissima balena franca nordatlantica è morta di debolezza e probabilmente a causa dei morsi degli squali attratti dalle ferite lasciate dalla corda.Inoltre, non era stato possiible togliere alcuni pezzi di corda dalla bocca dell’animale, fatto che potrebbe aver provocato la morte per denutrizione. La lunga corda era utilizzata per le trappole a gabbia calate sul fondo del mare. Un sistema di pesca vietato che ha causato, però, la morte di una delle ultime balene franca nordatlantica ancora viventi. Non più di 300-400, secondo gli esperti.

In quest’ultimo caso si trattava di una giovane femmina di non più di due anni. La sua carcassa è stata osservata al largo delle coste della florida. Quella di galleggiare, una volta morta, è una delle caratteristiche che ha agevolato le mattanze, nei secoli scorsi, dei balenieri. Il 40% del peso corporeo della balena franca nordatlantica è infatti costituito da sego,un grasso a bassa densità. I balenieri non solo avevano un sicuro introito ma potevano tenerla a galla per tutto il tempo necessario prima della macellazione. Era, dal loro punto di vista, la balena perfetta.

Proprio ieri è stata diffusa la notizia che la marineria giapponese starebbe valutando la possibilità di interrompere la caccia “scientifica” alle balene, a causa dei continui disturbi di Sea Shepherd. Di fatto, con la scusa di doverle studiare, i giapponesi aggirano il divieto di cacciare i grandi cetacei. Un concetto, quello dello studio, molto simile alle motivazioni con le quali i delfinari, anche italiani, giustificano la detenzione dei delfini nei loro circhi d’acqua. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).