GEAPRESS – Speravano tutti di poterlo salvare. I volontari del WWF di Molfetta, intervenuti con il Centro di Recupero Tartarughe Marine, gli uomini della Capitaneria di Porto di Mola di Bari, i sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Bari ed i medici Veterinari dell’ASL. Ed invece la femmina di Stenella, spiaggiata qualche giorno addietro nei pressi di Mola, è morta l’altroieri notte attorniata dai volontari del WWF. L’esame autoptico ha evidenziato la gravità della patologia che aveva colpito il grosso delfino di due metri e trenta centimetri di lunghezza e di oltre 130 chili di peso. Una grave infezione da parassiti. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarla.

«Non sono molti i casi, a livello nazionale, in cui si registra il recupero di un delfino vivo… Purtroppo non siamo riusciti a salvarlo – è evidente la delusione di Pasquale Salvemini responsabile del Centro di Recupero WWF, il quale, con altri volontari, ha assistito all’autopsia – Si poteva fare ben poco, però, stando alla gravità della parassitosi osservata nel corso dell’autopsia».

Le Stenelle, al pari di altri delfini, sono soggette ad altre problematiche spesso causate dell’uomo. Reti derivanti in particolare, che bloccano l’animale sott’acqua fino a farlo morire annegato. Oppure l’ingestione di sacchetti di plastica che rimangono ad intasare il prestomaco.

In ultimo, fatto quest’ultimo decisamente sottovalutato, le persecuzioni dirette attuate nel caso l’animale si ritrovi a cacciare nei pressi di luoghi di pesca. Recentemente un Tursiope (ovvero un’altro genere di delfino) è stato rinvenuto nel lido di Venezia ucciso da un colpo di fucile (vedi articolo GeaPress). In pochi lo sanno ma a volte i delfini si trovano nei ciancioli. Si tratta di reti a circuizione molto usate per la cattura del pesce azzurro. Un barchino, di notte, attira il pesce con una luce artificiale, mentre un’altra barca circuita la rete attorno al punto di luce. In queste situazioni può rimanere bloccato anche un delfino, la cui presenza, può essere sbrigativamente eliminata. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).