GEAPRESS – Cosa succede al pescato ogni giorno posto sotto sequestro in Italia? Spesso in grandi quantitativi? A volte in quintali ed, in alcuni casi, addirittura in tonnellate. Tonni, pesce spada, bianchetto, ricci e molto altro ancora. Pesce o altri animali marini, quasi sempre già morti. Una novità arriva oggi dalla Guardia Costiera di Sciacca (AG) che ha reso noto il nuovo sequestro di tonno. Ad essere sanzionato un motopesca del palermitano che si era spinto innanzi Porto Palo di Menfi (AG). Aveva pescato, non autorizzato, ben 18 tonni per un peso complessivo di 568 quintali. La Capitaneria non specifica il porto di provenienza, ma in genere si tratta di pescatori di Porticello, paese poco ad est di Palermo. Un posto particolare, di fatto un mercato abusivo di notte (quando il personale di guardia è difficile da programmare con turni straordinari) e legale di giorno. La notte, vendita diretta sulla banchina, fatto, questo, vietato anche dalle norme sanitarie. Camion provenienti anche da fuori provincia che imbarcano un pò di tutto, in un porto, peraltro, recentemente indicato dal pentito Spatuzza come quello che ha consegnato, con tre diversi pescherecci, l’esplosivo per la strage di Capaci.

Il pescato sequestrato, è in genere (per ovvi motivi) già morto. Ma non mancano le eccezioni, come ad esempio con i ricci di mare. In questi casi le Capitanerie provvedono quasi sempre alla liberazione in mare. Altri cosiddetti “frutti di mare”, vengono in genere distrutti. Si tratta, ad esempio, delle cozze. Vivono in gruppi coltivati dall’uomo e stanno radicate. Una volta prelevate le possibilità di poterne evitare la morte, sono praticamente nulle.

Bisogna poi vedere se è nota la provenienza. Se è ignota il pescato viene sempre distrutto. Se destinato all’alimentazione umana, potrebbe veicolare pericolose malattie. I frutti di mare, come vongole e cozze, sono i principali imputati quando vi sono, ad esempio, casi di colera. Se invece la rintracciabilità è certa, il pescato viene comunque sottoposto all’esame dei Medici Veterinari che decidono per l’alimentazione umana. In questi casi, le strade prescelte sono due. O viene donato, ad esempio ad istituti di varia natura, oppure viene posto in vendita. E’ il caso, ad esempio, del tonno sequestrato a Sciacca. Il ricavato della vendita viene depositato in custodia giudiziale in attesa della successiva confisca. Questa avverrà appena andrà in definizione il procedimento sanzionatorio (al pescatore palermitano sono stati commutati 4000 euro).

Attualmente, a seguito dei sequestri di tonno rosso operati dalla Guardia Costiera della Capitaneria di Porto di Sciacca (in tutto 24 quintali dall’inizio dell’anno) sono stati ricavati 7000 euro depositati in custodia giudiziale. In attesa di confisca e della risoluzione dei 12.000 euro di sanzioni contestate.

Intanto, a partire dal 16 giugno e fino al 14 ottobre, partirà la pesca non professionale al tonno rosso (come se già non bastasse quella, abusiva e non, dei motopesca). Diciamo che in questi casi si tratta di puro “divertimento”, dal momento in cui (sempre per chi rispetta la legge) alcuna motivazione commerciale può essere richiamata. La Capitaneria di Porto di Sciacca, a questo proposito, ricorda che il tonno così pescato (non oltre un tonno a barca), non può essere commercializzato, oltre al fatto che i pescatori non professionisti devono previamente all’uscita in mare, contattare gli uffici marittimi per il necessario nulla osta.

Intanto, continuano a registrarsi diffuse illegalità in mare. Dopo Sciacca e, poco prima,Crotone (vedi articolo GeaPress) arriva un’altra notizia di sequestro da parte della Capitaneria di Porto di Corigliano Calabro (CS). Questa volta 8,5 km di rete spadara, e 4,5 chilometri di rete ferrettara, entrambe sequestrate nel porto di Cariati. Si tratta in entrambi i casi, di reti derivanti. Vengono cioè lasciate fluttuare in funzione delle correnti e possono raggiungere la lunghezza di venti chilometri. Sono vietate dalla Comunità Europea. Le ferrettare, variano rispetto alle spadare, nelle dimensioni delle maglie e nella lunghezza massima, stabilita in 2 km. Per alcuni rappresentano l’escamotage creato per fare in qualche maniera rientrare in circolo un metodo di fatto molto simile alle spadare. In tutto, nel porto di Cariati, sono state contestate sanzioni per 7600 euro a cinque diverse persone.

Tanto per rimanere in tema di … cozze, un’altra operazione della Capitaneria di Porto è stata portata a termine a Castellammare di Stabia (NA). Settanta chilogrammi di cozze, sequestrate ad un pescatore non autorizzato. Per lui duemila euro di sanzione.

Un caso molto particolare, infine, nel palermitano. Ancora una volta la motovedetta dei Carabinieri ha fermato quattro persone intente a pescare nelle acque innanzi all’aeroporto Falcone-Borsellino. Si tratta di area tutelata proprio per la presenza dell’aeroporto. Evidentemente il particolare regime di protezione, che non può che giovane alla fauna ittica, è molto ambito (da violare) per molti. Più volte, infatti, i Carabinieri hanno avuto modo di intervenire nello specchio d’acqua antistante l’aeroporto. Ai quattro è stata sequestrata tutta l’attrezzatura ed elevate 2000 euro di sanzione per ciascuno.
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