GEAPRESS – Il meccanismo è più o meno lo stesso dell’inquinamento dell’aria. Le emissioni di inquinanti, per ogni paese, devono rientrare entro determinate quote. Se inquini di più, puoi acquistare una quota di un paese che inquina di meno. Tutti sporchi, insomma.Quando il meccanismo ha raggiunto un tetto di (in)decenza, si è deciso di bloccare le quote ed allora, l’Italia, con il suo Ministro dell’Ambiente, ha chiesto di aumentare le quote.

Anche la Commissione baleniera internazionale ha le sue quote, ed il Giappone è riuscito a raddoppiare i suoi quantitativi, acquistandone da paesi accondiscendenti. Il tutto può avvenire all’ultimo minuto ed in moneta sonante. Al chiuso delle riservate decisione della Commissione baleniera internazionale, i rappresentanti dei paesi cacciatori (oltre al Giappone, ve ne sono alcuni europei) pagano in dollaroni le quote di chi una balena non l’ha mia vista in vita sua. Anzi non ha mai visto il mare e chissà cosa è successo, a parte chiuse, con la Svizzera (a proposito di mare assente) che aveva dichiarato di essere disponibile a considerare la possibilità di cacciare le balene.

L’ultima riunione della Commissione baleniera, si è chiusa questa settimana nell’isola di Jersey, nel Canale della Manica, e l’unica cosa ottenuta è stato che i pagamenti dovranno essere controllati da una banca. Sembra, quasi, di trovarsi innanzi ad una complicata azione di riciclaggio internazionale.

Tutto il resto, è andato a quel paese. Niente santuario nei mari del sud, il Giappone che fa incetta, l’Islanda che non ha ancora comunicato la quota “raggiunta” e le riunioni della Commissione che rimarrano a porte chiuse.

Ed in Giappone?
Si è scoperto che l’Agenzia della Pesca che cura il programma scientifico (sic!) di cattura, veniva pagata dai balenieri a … tranci di balena. L’Agenzia si è scusata, come fa sempre il Giappone anche quando scoppiano non si sa più quante centrali nucleari e nascondendo, poi, i dati sulla contaminazione. I due protezionisti che hanno denunciato lo scandolo dei funzionari papponi di balena, sono però stati condannati dalla Corte Suprema di Sendai.

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