Anja Hazekamp
GEAPRESS – Un gran numero di politici, al Parlamento Europeo, starebbe cercando di bloccare il divieto sull’impiego delle reti derivanti. Lo ha dichiarato l’Eurodeputata olandese Anja Hazekamp (nella foto), eletta nelle file del Partito per gli Animali forte del 4,2% di voti ottenuto a livello nazionale.

Al centro della polemica  vi è la prossima discussione sul bando, proposta dalla Commissione Europea. Se tutto andrà bene, il divieto dovrà entrare in vigore a partire dal primo gennaio 2015. Un  divieto che si vorrebbe privo di difficoltà interpretative.

Nel maggio scorso l’allora Commissaria europea per gli Affari marittimi e la pesca, Maria Damanaki si era dichiarata convinta che l’unico modo per eliminare definitivamente l’uso delle reti da posta derivante, “sia disporre di norme chiare che non lascino spazio ad interpretazioni.”

Cosa succederà ora dopo l’incorporamento della Commissioni Ambiente e di quella Pesca affidate, già con qualche polemica, al maltese Karmenu Vella?

Secondo l’On.le Anja Hazekamp, il vero problema dell’attuale legislazione sarebbero le “scappatoie che permettono alle reti derivanti di continuare ad essere utilizzate nel Mediterraneo“.

Non è un mistero per nessuno che uno dei principali “imputati” è proprio l’Italia la quale avrebbe aggirato il formale divieto sulle spadare (ovvero le grandi reti derivanti), con altre forme di pesca (vedasi polemica sulle ferrettare). Secondo alcuni non verrebbe meno il rischio di morte per delfini, pesci spada, tartarughe ma anche altri animali marini.

In un comunicato del maggio scorso la Commissione Europea, a proposito di paesi che utilizzano reti derivanti, aveva appena sfiorato le nostre sponde limitandosi a riferire come “la pesca con reti da posta derivanti è praticata in diversi paesi dell’UE, tra cui il Portogallo, la Slovenia e il Regno Unito. L’uso di queste reti è, tuttavia, stagionale e spesso limitato ad alcuni mesi all’anno. Alcuni pescatori se ne avvalgono soltanto per un paio di settimane“.

A puntare invece dritto sul nostro paese era stata l’ONG “Oceania”  che in suo recente documento aveva mostrano  pescherecci italiani intenti a sbarcare, in maniera illegale, il pesce spada. Anzi, per dirla con le parole di “Oceania”, l’uso di reti derivanti sarebbe “una piaga italiana che continua da oltre 30 anni. E’ un sistema di pesca distruttivo per grandi pelagici, cetacei e tartarughe e danneggia la pesca tradizionale selettiva con l’arpione in Sicilia e Calabria“. A dichiararlo era stato Xavier Pastor, Direttore Esecutivo di Oceana in Europa secondo il quale si sarebbe trattato di una “situazione incancrenita per la mancanza di consapevolezza da parte delle autorità italiane che considerano la questione chiusa”.

Di “elusione delle norme”, pur senza fare riferimento al nostro paese, aveva riferito la Commissione Europea nel sostenere, lo scorso maggio, l’auspicato bando totale.

La scorsa estate, però, le autorità italiane comunicavano il rispetto delle norme e la chiusura della procedura d’infrazione. La pesca illegale in generale, sia del Tonno rosso che del pesca spada, non si era fermata. Sequestri operati da Guardia Costiera, Carabinieri e Guardia di Finanza. Pesci, in non pochi casi, visibilmente sotto taglia, per non dire quasi neonati. Casi di pesci spada del peso di appena due chili, quando un animale adulto ne dovrebbe pesare ben oltre 400.

La proposta di divieto, nel frattempo è andata avanti e la Deputata olandese, che chiede un impegno massimo, lancia l’allarme: a Strasburgo c’è chi sta remando contro e non sono in pochi.

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