GEAPRESS – La notizia è stata riferita da Il Gazzettino. Un delfino di 2,7 metri è stato rinvenuto nei giorni scorsi nella spiaggia del lido di Venezia. Si trattava di un Tursiope che era stato centrato da un colpo di fucile. L’animale era morto a seguito della perforazione del polmone destro. Uno stupido gioco o un atto di bracconaggio, si è titolato. Forse, però, non solo questo.

I delfini spesso interagiscono con alcune tecniche di pesca, ed i racconti di animali finiti a fucilate non sono niente affatto rari. Specie nei periodi di crisi, tali infelici soluzioni posso subire degli incrementi preoccupanti.

I delfini, a volte, si trovano nei ciancioli. Si tratta di reti a circuizione molto usate per la cattura del pesce azzurro. Un barchino, di notte, attira il pesce con una luce artificiale, mentre un’altra barca circuita la rete attorno al punto di luce. In queste situazioni può rimanere bloccato anche un delfino, la cui presenza, a volte, può essere sbrigativamente eliminata.

Un altro esempio è dato dalla pesca del calamaro. Specie nel periodo riproduttivo viene anch’esso attirato di notte con un punto di luce. Una rete provvederà al loro prelievo, salvo, però, la presenza del delfino il quale può spaventare i gruppi di calamari, sparpagliandoli fuori dalla portata della rete.

Ovviamente si tratta di casi che si consumano in alto mare, impedendo, pertanto, di stilare una casistica. Chi si rende responsabile di questi gesti se ne guarda bene, ovviamente, da diffondere la notizia. Si tratta di una azione vietata dalla legge e che potrebbe ritorcersi sull’attività di pesca. Una motivazione che impone il silenzio assoluto, diversamente da quanto avviene nei casi di bracconaggio, almeno quelli di terra, comunque caratterizzati, negli ambienti opportuni, dal vanto di avere infranto le regole. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).