GEAPRESS – Secondo l’ONG Animal Welfare Institute, il prossimo 12 aprile potrebbero arrivare a Tokyo, più di quattro tonnellate di prodotti ricavati dalla lavorazione della carne di balena. Il mittente, sarebbe la Norvegia. AWI sarebbe venuta in possesso dei documenti di carico, dai quali risulterebbe l’invio di 4.250 chilogrammi di prodotti congelati di balena.

Susan Millward, Direttore esecutivo di Animal Welfare Insitute ha ora invitato il governo degli Stati Uniti “ad agire con decisione per convincere il Giappone a respingere la spedizione norvegese di prodotti ricavati dalle balene.”

A quanto pare, la trafila commerciale della carne delle povere balene sarebbe ancora più complessa. Stante le informazioni in possesso di AWI, la carne  potrebbe essere arrivata lo scorso febbraio dall’Islanda. Si tratterebbe, in questo caso, di ben 14 tonnellate di prodotto. Ma c’è di più. La stessa Islanda avrebbe venduto direttamente ai giapponesi, già a partire dal 2012,  tremila tonnellate di prodotti ricavati dalle balene. Di fatto tale quantitativo costiuirebbe  il 20% circa delle vendite di carne di balena nei negozi giapponesi.

Norvegia ed Islanda praticano una caccia squisitamente commerciale, non appellandosi neanche allo spauracchio della ricerca scientifica utilizzato invece per giustificare l’attività delle baleniere giapponesi. Come è noto la caccia commerciale è bandita dalla Commissione Baleniera Internazionale.

AWI chiede ora l’intervento del governo statunitense ed il motivo è semplice. Secondo la “legge Pelly” o “emendamento Pelly”, in vigore negli USA, sarebbe possibile imporre sanzioni commerciali oppure adottare altre misure contro le nazioni che disattendono gli accordi internazionali di settore.

Nel 2012, l’amministrazione Obama ha deciso di utilizzare la pressione diplomatica contro l’Islanda. Questo al fine di sollecitare il Governo di quel paese a fermare la caccia alle balene.  Secondo Susan Millward “è giunto il momento che l’amministrazione Obama prenda una posizione contro la caccia commerciale alle balene. In tal maniera Norvegia e Islanda si ricorderanno di come esistono gli embarghi commerciali.”

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