GEAPRESS – Pesava quasi due chili, il manufatto in corallo bianco sequestrato dall’Ufficio delle Dogane e dalla Guardia di Finanza di Trieste. L’oggetto era stato trasportato da Durazzo da un cittadino albanese, trovato in possesso di un altro pezzo di corallo, non lavorato, appartenete ad altro genere. Entrambi i generi, Pocillopora e Fungia, sono però commerciabili se in possesso del certificato Cites previsto dalla Convenzione di Washington sul commercio di specie animali e di piante in via di estinzione. Risultano infatti inseriti nell’Appendice II della Convenzione, ossia commerciabili ma all’interno di quote di prelievo. Il cittadino albanese ne era sprovvisto e per questo, oltre al sequestro, dovrà subire la sanzione compresa tra 1032 e 6197 euro.

Più volte, nei lavori della Convenzione di Washington è stato proposto, su iniziativa degli Stati Uniti, di considerare alcune specie di corallo non più in Appendice II della Washington ma direttamente nella prima, ovvero a quota 0 (non commerciabili). Purtroppo l’opposizione del Governo italiano ha determinato il mantenimento nel minor grado di protezione consentendo il commercio di partite legali le quali purtroppo (sebbene non nel caso ultimo di Trieste) agevolano anche i commerci illegali, facilmente attuabili con una facile falsificazione della documentazione. In Italia però sono molto forti le pressioni delle associazioni dei lavoratori del corallo le quali continuano ad avere a Torre del Greco un caposaldo notevole (NA).

Il corallo rappresenta una colonia animale, ossia di piccoli polipi, inseriti in una struttura, da essi stessi prodotta, di natura calcarea. Hanno bisogno di acque tranquille e pulite, soprattutto prive di sedimento. Crescono molto lentamente ed il loro prelevo avviene spesso in maniera distruttiva per lo stesso substrato ove sono insediati.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).