GEAPRESS – Nel palmo della mano, almeno di quelli più piccoli, ve ne potrebbero stare alcune centinaia. In tal maniera la Guardia Costiera di Corigliano Calabro (CS) evidenzia ancor di più la giusta motivazione che ha portato la Comunità Europea a vietare nei nostri mari la pesca del cosiddetto bianchetto, ovvero il novellame di sarda. I militari della Capitaneria di porto di Corigliano ne hanno sequestrato ben 55 chili. Il novellame era pronto per la vendita nella spiaggia di Salice ed era esposto da due pescatori ora denunciati e deferiti all’Autorità Giudiziaria. La Guarda Costiera continuerà nei prossimi giorni l’azione di vigilanza al fine di prevenire e nel caso reprimere la pesca del novellame.

Solo dall’inizio dell’anno sono ottanta i chili di bianchetto sequestrati dalla Guardia Costiera di Corigliano. Diverse centinaia in tutta Italia.

A Salerno, invece, inizia la sequela dei …pugliesi. Di fatto come un clan criminale, messo in opera per depredare il riccio di mare, purtroppo molto in uso nelle pietanze, specie nella provincia di Bari. I pescatori di frodo pugliesi, per pescarlo, non esitano a spingersi nelle Marche e, nel mar Tirreno, anche in Toscana. Questa volta si erano fermati nel Cilento, dove la Capitaneria di Porto di Salerno ha sequestrato oltre 2000 ricci. Questo dopo un altro recente sequestro, sempre contro pescatori pugliesi, colti in flagranza con altri 3000 ricci.

Non avevano invece bisogno di cambiare regione, bensì solo provincia, i tre baresi fermati nella loro macchina dagli Agenti della Squadra nautica della Questura di Taranto. Sono stati trovati in “compagnia” di duemila ricci, oltre che della attrezzatura subacquea prontamente sequestrata.

Proprio da Taranto arriva però la notizia più incredibile. Ad intervenire la Guardia Costiera cittadina ed il NAS dei Carabinieri. In un locale fatiscente, posto sotto sequestro, erano conservati in pessime condizioni igieniche 200 chilogrammi di molluschi e cozze nere. Si ricorda che solo l’anno scorso, in due distinte operazioni, la stessa Capitaneria ebbe a sequestrate ben cinque tonnellate di cozze nere. Il particolare che più colpisce nella notizia di oggi riguarda però lo scongelamento del pescato. L’acqua veniva infatti prelevata direttamente da una banchina della città vecchia di Taranto. Non solo, con la stessa acqua inquinata venivano stabulate le cozze che in tal maniera continuavano ad inquinarsi prima di essere vendute. Di esse, infatti, mancava ogni documentazione. Ignoto il luogo di origine, ignoto il tragitto percorso e gli eventuali trattamenti subiti. Unica certezza era che venivano “depurate” con l’acqua inquinata del porto. 

er concludere con la Puglia, la Guardia Costiera di Brindisi ha comunicato oggi di avere posto sotto sequestro penale un chilometro di rete da pesca. Era stata calata nello specchio d’acqua dell’area marina protetta di Torre Guaceto.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

VEDI PHOTO GALLERY: