GEAPRESS – In questo periodo, anche in Puglia, dovrebbe esserci il fermo biologico, ma a giudicare dai drammatici rinvenimenti di tartarughe marine Caretta caretta, le cose poi non sono così … ferme.

Quattro animali, in pochi giorni recuperati dalla Capitaneria di Porto di Bari e consegnati al Centro di Recupero del WWF di Molfetta.

Una tartaruga aveva ormai espluso dalla cloaca il grosso amo, una seconda (sempre afflitta da un amo) è morta la sera del recupero. Per altre due, invece, gli esami radiografici hanno rilevato la presenza dell’amo nel basso esofago, vicinissimi, cioè, al cuore. Un’azione devastanze, anche senza i rischi (ormai superati grazie all’intervento chirurgico eseguito dal Prof. Antonio Di Bello, della facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari) di una perforazione esofagea. Per questi tre animali, passato il periodo di degenza, si provvederà alla liberazione, ma il pensiero va agli altri meno fortunati, ovvero quelli che, in mare, mai si troveranno.

Le tartarughe, considerato il fermo vigente, sono rimaste vittime di pescatori che esercitavano di frodo la loro attività. Ad essere imputati, secondo il WWF, sono i palangari, ovvero le interminabili lenze stracolme di ami, utilizzate nella pesca del tonno e del pesce spada. Il sospetto del WWF, va però anche ai pescatori diportisti, altresì definiti “sportivi”. Si tratta di persone che non potrebbero esercitare la pesca per fini commerciali, anche se, dalle stesse denunce di varie Capitanerie di Porto, si evince come i non professionisti, siano in realtà molto ben attrezzati specie nel rifornimento del settore della ristorazione. Vale la pena ricordare come a partire dal 7 agosto, anche i cosiddetti pescatori non professionisti, avrebbero interdetta la pesca del tonno per i loro fini … amatoriali.

Maggiori controlli vengono chiesti dal WWF che tramite il responsabile del Centro di recupero, Pasquale Salvemini, ha evidenziato come “Questa escalation mette in evidenza come in questi giorni diverse imbarcazioni (tra le quali molti diportisti) effettuano strascico abusivo o utilizzano il palangaro. In questo modo mettono a rischio la vita delle tartarughe marine e dei delfini, così come è accaduto a Mola di Bari, dove è stato rinvenuto l’ennesimo delfino spiaggiato“.

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