dattero di mare
GEAPRESS – Controlli serrati, quelli della Direzione Marittima di Civitavecchia, in occasione del periodo di fermo biologico per la flotta peschereccia del Lazio. Dal 30 settembre al 29 ottobre 2013, viene infatti ritenuta più probabile l’immissione sul mercato laziale di pescato proveniente dall’estero e di dubbia provenienza.

L’operazione denominata “Autunno 2013” ha così portato all’individuazione di canali di commercializzazione e somministrazione di prodotti provenienti dal sud-est asiatico. Oggetto degli interventi sono stati depositi e ristoranti che distribuiscono e somministrano pesce crudo e sushi. Tra questi ristorazione cinese, giapponese, thailandesi, ecc..

Nel corso degli oltre 220 controlli, la Guardia Costiera del Lazio  impegnata con ben 200 uomini, ha accertato 66 infrazioni per mancanza di tracciabilità e corretta etichettatura e pescato ormai scaduto. A carico dei titolari degli esercizi commerciali non in regola, sono stati contestati 93.417 euro di sanzioni amministrative, mentre il pescato posto sotto sequestro è pari a due tonnellate. Per quello ancora in vita, come nel caso dei molluschi bivalvi, si è inoltre provveduto al rigetto in mare.

Sei le notizie di reato per frodi in commercio, commercializzazione di pesce sottomisura, cattura e commercializzazione di specie protette come lo squalo elefante “Cetorhius maximus” e commercializzazione dei datteri di mare “Lithophaga lithophaga” la cui cattura, a sensi del D.P.R. 8 settembre 1997 e Regolamento CE “Mediterraneo” 1967/2006, è considerata reato pre via dei danni ambientali provocati dalle modalità di pesca. Il consumo, la detenzione, il commercio e la pesca dei datteri di mare, spiega la Guardia Costiera di Civitavecchia, sono vietati in tutti i paesi dell’Unione Europea. Nonostante ciò, il commercio di questa specie ittica continua ad essere praticato. Sul mercato nero il dattero può raggiungere  quotazioni di 80 euro al kg, ma è ancora più elevato il prezzo che l’ecosistema marino deve pagare per questa pesca indiscriminata. Per potere estrarre il dattero di mare, bisogna rompere la roccia che lo ospita. Basti pensare, aggiunge la Guardia Costiera,  che il dattero di mare, la cui maturità si completa a circa 80 anni di vita, cresce sott’acqua all’interno di buchi scavati negli scogli dallo stesso animale e pertanto i pescatori di frodo per catturarli distruggono materialmente la roccia mediante scalpelli e martelli pneumatici, con incalcolabili danni ambientali.

I controlli dell’intera filiera della pesca, che proseguiranno serrati, fanno parte e si inquadrano in una più articolata attività di monitoraggio e tutela dell’ambiente marino svolta dalla Guardia Costiera del Lazio, che comprende la verifica della qualità delle acque e degli scarichi a mare, soprattutto in prossimità delle coste interessate da grossi insediamenti urbani, ma comunque adibite alla balneazione, nonché di ulteriori attività di monitoraggio e tutela delle aree marine protette e di pregio quali le Secche di Tor Paterno e le Isole Pontine (Ventotene, Santo Stefano, Ponza, Zannone e Palmarola) interessate dalla presenza di notevole biodiversità.

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