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GEAPRESS  – Bocche cucite tra gli inquirenti all’indomani della clamorasa comunicazione della Capitaneria di Porto di Civitavecchia che ha portato al sequestro di filetto di delfino essiccato (vedi articolo GeaPress ). Il fasciolo è ancora aperto presso la Procura della Repubblica di Civitavecchia, ma da quanto si è avuto modo di apprendere è abbastanza probabile che sul caso ci saranno nuovi risvolti.

Il campo ove starebbero indagando gli inquirenti è la “filiera” del musciame  di delfino. I soggetti incappati nella “rete” della Capitaneria potrebbero infatti essere  dei “pesci piccoli”. Non è escluso, a tal proposito, che altre Capitanerie saranno coinvolte nell’indagine, soprattutto per appurare dove il filetto di delfino essiccato veniva destinato. Se cioè trattasi di vendita solo locale o, al contrario, che coinvolge altre regioni.

Già nel servizio de Le Iene, dal quale è partito lo scandalo della carne di delfino, appariva come probabile destinazione la Liguria. Proprio in questa regione, così come per la Sardegna, il musciame di delfino ha rappresentato un piatto della tradizione culinaria locale. Il filetto, ora vietato dalla normativa in vigore, era conosciuto anche presso alcune marinerie della Toscana e del Lazio.

Gli inquirenti sarebbero pertanto indirizzati verso altri possibili luoghi di consumo, nel Lazio come in altre regioni. Di certo, prima dell’entrata in vigore della Convenzione di Washington, il delfino rappresentava una componente discretamente diffusa nell’alimentazione di alcune regioni del nostro paese. Una tradizione che, seppur nell’illegalità, sarebbe rimasta a volte ancora viva  grazie anche all’alto valore acquisito da questa carne.

Dal laboratorio di analisi al quale si erano rivolte Le Iene, è risultato che il delfino venduto nel litorale laziale, era la Stenella striata. Si tratta di un cetaceo ancora relativamente comune nel mediterraneo specie nel Tirreno. Non solo quello settentriale (“il triangolo” così riferito dagli intervistati nel corso del servizio de Le Iene), ma anche in quello meridionale ed a nord della Sicilia in particolare. Il delfino ha però l’abitudine di frequentare i luoghi di pesca dell’uomo e per questo, come ha avuto modo di verificare lo stesso servizio de Le Iene, viene non solo utilizzato se catturato involontariamente con le reti, ma addirittura ucciso appena si avvicina ai luoghi di pesca.

Subito macellato, viene nel caso presentato come squalo.  Negli anni, grazie all’entrata in vigore del divieto, il musciame di delfino è stato via via sostituito con quello di tonno sebbene quest’ultimo si presenta di colore rosso. Esiste pure una variante di verdesca, una squalo presente nel meditterraneo.  Il filetto di delfino, invece, è tipicamente nero. Probabilmente per questo il ristoratore filmato da Le Iene, utilizzava come parola d’ordine per servire il piatto, il termine inglese “black”.

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