GEAPRESS – Niente da fare, in Cina il brodo di pinna di squalo continua ad essere grandemente richiesto. Lo rileva una recente indagine condotta da Daerwen Environmental Institute, un’organizzazione non governativa con sede a Pechino. In 131 alberghi di lusso, già noti per la particolarità del menu, solo uno aveva tolto dalla lista dei suoi piatti, il famoso brodo. In Cina si giustificano dicendo che la pinna di squalo, molto richiesta anche dalla medicina tradizionale, è in effetti un sottoprodotto della macellazione dello squalo in uso nei paesi europei. In effetti lo squalo è largamente utilizzato dalla nostra industria della pesca. La Spagna, ad esempio, è il terzo paese al mondo, dopo Indonesia e India, per la pesca di squalo (vedi articolo GeaPress). La stima del pescato mondiale annuale oscilla poi tra i 73 e i 100 milioni di squali. Di sicuro la quasi totalità del pescato (90-95%) ha però come importatore la Cina e Taiwan. 

A sollevare, già nel recente passato, l’abbuffata di pinne di squalo, sono state alcune Associazioni animaliste cinesi. Tutto confermato, anche se viene da chiedersi cosa disattendono i cinesi nel mangiare squalo. Anche in Italia si mangia squalo. Basta fare attenzione ai cartellini delle pescherie per accorgersi della presenza del gattuccio, spinarolo, verdesca,  gattopardo,  palombo e della vitella di mare, ovvero (nome fuorviante a parte) squalo smeriglio. Sacrosanto lo sdegno degli animalisti, ma sullo squalo poco o nulla è vietato fare. Gli Uffici della Convenzione di Washington, sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione, nel corso del meeting avvenuto lo scorso marzo 2010 a Doha, in Dubai, hanno considerato tre sole specie di squalo. Squalo elefante, squalo bianco e squalo balena. Tutte prelevabili comunque, essendo stati considerati in Appendice II, ovvero l’elenco di specie animali che non godono del massimo grado di protezione. Nulla da fare per altri squali, ivi compresi quelle che hanno fatto registrare tassi di diminuzione spaventosi, ovvero intorno al 90%. Tra questi, quelli bocciati proprio a Doha, ovvero lo Squalo longimano,  lo Squalo martello merlato, e, tra quelli mangiati anche in Italia, lo Smeriglio e  lo Spinarolo.

Possibile che la mancata protezione degli squali sia avvenuta solo per la fame della grande Cina? Se innanzi ad essa ci sentiamo piccoli, basta ricordare che proprio a Doha i funzionari italiani (e non solo) sono stati i paladini della mancata protezione di altri due animali: il Tonno rosso (che avidamente mangiamo, non solo nei ristoranti, ed esportiamo al servizio dei giapponesi) ed i poveri polipi del corallo.  
 
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