GEAPRESS – A leggere il recente studio pubblicato negli Stati Uniti sulle stime dei cetacei morti in mare, sembra di trovarsi innanzi alla scoperta dell’acqua calda. In effetti, le cose stanno in maniera molto diversa se si pensa che fino ad ora, in occasione dei disastri marini (come le grosse perdite di petrolio) i dati relativi al totale degli animali morti si sono basati solo sulle carcasse effettivamente ritrovate.

Delfini e balene, però, muoiono in numeri ben maggiori rispetto a quelli stimati in occasione dei disastri petroliferi. Secondo una recente ricerca, pubblicata da Conservation Letter, facente seguito al disastro occorso nel 2010 nel Golfo del Messico, solo il 2% degli animali viene in effetti recuperato, ovviamente già morto.

Il numero dei decessi così registrati viene considerato, però, come il numero totale dei decessi occorsi. Lo studio, invece, ha stimato un numero di morti che potrebbe essere di 50 volte maggiore. Per capire di cosa stiamo parlando, basti considerare che in occasione del disastro del Golfo del Messico, vennero recuperati appena 101 cetacei.

Lo studio si è basato sull’elaborazione delle stime numeriche delle singole specie, il tasso di mortalità e gli spiaggiamenti registrati. In tutto sono state monitorate 14 specie tra delfini e balene.

Essendo il principale fattore limitante quello dovuto alla oggettiva difficoltà di potere censire in mare aperto, Rob Williams, dell’Università della Columbia Britannica, considera che dovrebbero essere rivisti anche i dati relativi alle morti provocate da altre cause. Tra queste, innanzi tutto, quelle degli impatti con le imbarcazioni e gli attrezzi da pesca.  (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).