GEAPRESS –  Non li dovrebbe pescare nessuno, perché per prenderli si distrugge praticamente tutto il substrato roccioso. Solo per un piatto di pasta si manda in frantumi un metro quadrato di superficie rocciosa. Ieri mattina, invece, i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli e la motovedetta presente sull’isola di Capri hanno denunciato tre pescatori di frodo, tutti di Castellammare di Stabia (NA), intenti a pescare datteri di mare nei pressi dei faraglioni. A Capri la pesca non solo avveniva in maniera inevitabile distruttiva, ma anche con l’ausilio di attrezzature subacquee vietate ai pescatori, come le bombole. In tutto i Carabinieri hanno sequestrato tre mute da sub, bombole, respiratori, cinture di piombo, piccozze, mazzuole ed estrattori. Sequestrati pure ben sei chilogrammi di datteri di mare.

Già il nome scientifico del dattero di mare pone in evidenza una delle sue principali caratteristiche: Lithophaga lithophaga, ovvero mangia roccia. Utilizzando una secrezione acida, il dattero si installa saldamente all’interno del substrato. E’ protetto in tutti i paesi dell’Unione Europea, perché …l’uomo se lo sta mangiando, tutto! Sia lo scavo della nicchia ove si installa che lo stesso ritmo di crescita del dattero, sono infatti lentissimi. Occorrono fino a trenta anni per crescere di pochissimi centimetri. I tempi lunghissimi ne scoraggiano l’allevamento eccetto che per poche esperienze comunque riferibili ad un’altra specie dai ritmi più veloci. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).