GEAPRESS – L’avevamo sottovalutato. Poi, a poco a poco, la verità inizia a venire a galla. Le balene non le cacciano solo i giapponesi, ma anche groenlandesi (…. praticamente danesi), norvegesi (ancora lontani dalla UE) e Islandesi, a breve nella UE. Questi ultimi (vedi articolo GeaPress) sono anche i più restii a fornire informazioni su quante ne ammazzano. Sappiamo quelle degli anni passati (127 nel 2009 e 148 nel 2010) ma per quest’anno ancora non è dato sapere.

Non tutto comunque va a loro favore. Soffrono di critiche sia interne che esterne. Certo, però, che iniziare a sentirsi il fiato sul collo solo ora, o quasi, li deve aver favorito non poco.
Chi sono i balenieri islandesi? Non molti. Anzi, più o meno uno ma con molti potenti attorno. Controllano direttamente non solo tutta l’industria della pesca islandese, ma determinano non poco l’intero mercato del pesce in più paesi esteri. Tra questi, denunciano alla WDCS (Whale and Dolphin Conservation Society), il mercato del pesce del Regno Unito con i suoi 250 milioni di piatti di fish e chip serviti annualmente.

L’intreccio baleniere e settore della pesca islandese, è molto più stretto di quello che si può pensare. Condivisione di ruoli dirigenziali e molto altro ancora come ad esempio, sempre secondo la WDCS, il ruolo che a partire dal 2006 (anno della ripresa della pesca commerciale in Islanda) hanno avuto le navi dell’industria della pesca islandese nel comunicare la localizzazione delle balene proprio alle baleniere.

E l’Italia? Come può essere correlato il nostro paese al settore della pesca islandese? Apparentemnte non molto. Appena 700.000 euro di pesci e crostacei secondo le elaborazione dei dati ISTAT relativi ad undici mesi del 2010 e forniti dall’Osservatorio Economico. Molte di più, però, potrebbero essere le importazioni indirette, quelle cioè che riguardano la lavorazione dei propotti della pesca importati da un terzo paese della UE proprio dall’islanda e poi esportati anche da noi. E’ la globalizzazione dei mercati e la centralizzazione della produzione. Se ad esempio compri un pezzettino di merluzzo (se proprio non riesci a diventare vegetariano) non è detto che tu non possa alimentare gli arpionamenti delle balene. Meglio allora il pesce di soia. E’ arrivato, anche in Italia, e sembra che sia molto gradito. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).