GEAPRESS – Una vera e propria battaglia navale con tanto di speronamenti a ripetizione, quella che si è appena conclusa nelle acque dell’Antartide. Secondo il comunicato diffuso da Sea Shepherd i fatti si sarebbero svolti all’interno del territorio antartico australiano. Qui è avvenuto il contatto tra le navi ambientaliste e quelle della flotta baleniera giapponese.

Secondo quanto riferito da Sea Shepherd dalla nave arpionatrice Shonan Maru n.2, sarebbe arrivato l’ordine, a nome del Governo Giapponese, di abbandonare il tratto di mare. La nave ambientalista Sam Simon ha, però, a sua volta comunicato di mantenere rotta e velocità.

Secondo una prima ricostruzione la nave-macello Nisshin Maru, otto volte più grande della Bob Barker, avrebbe prima sfiorato quest’ultima e poi colliso con un’altra nave di Sea Shepherd, la Steve Irwin. La Bob Barker, poi, sarebbe  stata  più volte pesantemente speronata di poppa. In modo particolare in uno di questi eventi si sarebbe venuta a trovare tra la nave giapponese e la petroliera sud-coreana che assiste la flotta nipponica.

La petroliera avrebbe riportato il danneggiamento della zattera di salvataggio e della gru di servizio. Più gravi i danni subiti dalla Bob Barker. Sarebbe stato distrutto uno dei suoi radar e tutti gli alberi. La Bob Barker ha dovuto così lanciare un Mayday, ovvero il segnale internazionale di immediata richiesta di aiuto. A questo punto la nave-macello giapponese avrebbe abbandonato la scena dirigendosi verso nord.

Immediato l’intervento di Sea Shepherd che ha informato il Governo australiano della violazione del diritto internazionale, chiedendo altresì l’intervento della marina militare.

La petroliera sud-coreana è attualmente assistita dalla flotta di Sea Shepherd, non avendo più attivi i dispositivi di salvataggio. Di fatto tutte le tre navi di Sea Shepherd sono state speronate, sebbene nessun membro dell’equipaggio abbia riportato delle ferite.

Il bilancio finale è, pertanto, di quattro navi danneggiate. E’ probabile che i giapponesi richiedano ora l’intervento di un’altra petroliera, avendo avuto già interdetto per i rifornimenti i porti australiani.

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