GEAPRESS – All’indomani dello scontro navale avvenuto in Antartide tra la flotta baleniera giapponese e le navi di Sea Shepherd, l’Agenzia della pesca nipponica contesta la versione fornita dagli ambientalisti, confermando solo il contatto tra la nave macello Nisshin Maru e due navi ambientaliste.

Nessuna comunicazione, invece, di chiusura anticipata dalla stagione di caccia alle balene. Anzi, l’Institute of Cetacean Research (in Giappone la caccia è giustificata con motivazioni scientifiche) ha annunciato solo una sospensione momentanea. Questo perché vi sarebbero difficoltà per rifornire di carburante le navi baleniere.

In effetti, tutte le navi giapponesi non hanno subito danni e potrebbero essere ancora operative. Tutte tranne una. A rimanere danneggiata, infatti, è stata la petroliera sudcoreana che riforniva di carburante le navi giapponesi (vedi articolo GeaPress).

Le navi nipponiche non hanno accesso ai porti australiani e per loro è indispensabile una petroliera di servizio. In linea teorica potrebbero affittarne un’altra. Di certo, con il carburante loro ancora disponibile, viene difficile pensare anche allo stesso rientro in patria.

Per Sea Shepherd è comunque improbabile che venga portata avanti la loro attività. Fino ad oggi, hanno riferito i responsabili ambientalisti, non oltre una decina di balene sarebbero state uccise.

Una vicenda che probabilmente riserverà nuovi sviluppi. Da ieri mattina, non si ha notizia di dove siano dirette le navi giapponesi.

Il governo australiano, per bocca del suo Ministro della Difesa, ha annunciato che non saranno inviate navi militari nei luoghi dello scontro. Ricordiamo, infatti, che l’area interessata, viene rivendicata dall’Australia.

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