GEAPRESS – Con il cianuro di potassio, oppure con l’esplosivo o con l’elettricità. Tutte “armi” nelle disponibilità dei pescatori di frodo. Ci sono poi i metodi meno sofisticati, ma altrettando devastanti. Nei fiumi, dove l’ampiezza del letto lo consente, una rete viene spinta controcorrente da entrambe le sponde. Imprigiona tutto il pesce che incontra nel rastrellamento. La variante degli ampi specchi d’acqua, specie marini, sono i barchini che gettano in acqua una lunga rete per poi chiuderla velocemente a cerchio. Un pescatore, dal barchino, getterà ripetutamente in acqua una pietra legata ad una corda. Il pesce si stordisce e nuota in direzione opposta a quella dove il cerchio della rete deve ancora chiudersi. In questi casi può anche usarsi l’elettricità.

Non può ovviamente mancare la chimica. Cloruro di calcio ed ipoclorito di calcio in acqua liberano cloro; il gas porta i pesci in superficie a boccheggiare. Vi è poi la calce o l’acetiluro di calcio, ma i pesci presentano poi gli occhi color latte. Vi è anche il solfato di rame, ed il cianuro di sodio. Quest’ultimo, può provocare gravi forme di avvelenamento anche nell’uomo che ingerisce a sua volta il pesce. Lui, il pesce, muore per asfissia mentre il sangue diventa color pece. E’ ormai sostituito dal meno pericoloso cianuro di potassio che ha una azione paralizzante del sistema nervoso e, in aggiunta, si lega all’emoglobina impedendo il trasporto dell’ossigeno. L’addome del povero pesce emana un forte odore di mandorla amara e per questo viene abbondantemente lavato prima di essere mangiato o immesso nel mercato clandestino. Vi è poi l’ammoniaca e una miriade di preparati vegetali alcuni dei quali incredibilmente semplici quanto spietati nella loro azione. In pratica, per averli, basta farsi un giro tra i vasi del balcone di casa.

Quasi tutti i metodi presentano una bassa percentuale di pesce, morto o morente, effettivamente recuperabile. La stragrande maggioranza, cioè, cala nel fondo o viene portato via dalla corrente.

Nel Bedale di Melle, in provincia di Cuneo, gli agenti della Stazione Forestale di Sampeyre, hanno provveduto a fermare un pensionato che era andato a pesca nel torrente, con due canne, due batterie, due cavi e due morsetti. A parte le canne, tutti gli altri elementi convergevano su un’asta di rame che veniva gettate in acqua. Pressato l’interruttore, avveniva la strage. Ben 65 Trote fario, trovate morte o morenti. La Forestale tiene a sottolineare come il danno non è solo per la trota ma anche per tutta la fauna acquatica.

Al pensionato è stata sequestrata tutta l’attrezzatura, ivi comprese le due canne, mentre alla Procura della Repubblica di Saluzzo, è stata consegnata la notizia di reato per pesca con metodi non consentiti. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).