cane yulin
GEAPRESS – Venditori ed avventori che filmano con i propri cellulari gli animalisti che in queste ore sono affluiti nella città cinese di Yulin.

Questa la sorte toccata ai responsabili delle ONG e dei responsabili dei rifugi cinesi che hanno dovuto subire anche i controlli serrati della polizia già presso gli alberghi prescelti a Yulin.

Ancora una volta le proteste internazionali nei confronti della cosiddetta tradizione culinaria, sembrano non avere sortito alcun effetto. Nelle giornata di oggi, ad esempio, la Fondazione Brigitte Bardot ha rinnovato l’appello all’ambasciatore cinese a Parigi affinché venga posto fine alla strage di cani utilizzati per la preparazione di pietanze che si accompagnano ad un liquore a base di ciliegie. L’invito è stato rivolto nel corso di un incontro presso l’ambasciata durato oltre un’ora. Circa 154.000 le firma raccolte.

Il festival  però, sembra andare per la sua strada. Alcuni banchetti, riferiscono le ONG operative sul posto, hanno coperto la scritta “cane” dall’elenco delle pietanza, ma la sostanza, purtroppo, sembra non essere cambiata. L’unica conferma positiva è la presenza di attivisti cinesi che si oppongono a tale anacronistica tradizione.

Secondo alcune fonti sarebbero almeno 10.000 i cani uccisi ogni anno. Più difficile, invece, stimare il numero dei gatti. Si tratta, comunque, di due  animali tra i più che ogni anno vengono uccisi a Yulin. Asini e capre seguono analoga sorte. In Cina come in altri posti.

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