cane catena
GEAPRESS – La catena faceva ormai parte del suo collo. A commentare in tal maniera il ritrovamento del piccolo “Panda”, cagnetto randagio di recente apparso a Venosa (PZ), sono le volontarie della Lega Nazionale per la Difesa del Cane. Erano loro che  ormai da parecchi giorni tallonavano il piccolo cane nel tentativo di poterlo recuperare.

Di lui non si conosce molto. Uno dei tanti frutti dell’abbandono e del maltrattamento. Da una ventina di giorni era apparso in una zona periferica di Venosa, ma già poterlo vedere era quasi impossibile. “Solo per pochi minuti – riferisce a GeaPress Liliana Ferrenti, responsabile della Lega Difesa del Cane di Venosa – e senza alcuna certezza di orario nonostante portavamo da mangiare e da bere. Impossibile poterlo avvicinare“.

La vicenda di Panda, però, era appena iniziata. Qualche giorno addietro le volontarie si accorgono che il cagnolino, pur distante, sembra mostrare qualcosa pendente dal collo. Non una catena “normale”, sembrava piuttosto qualcosa che usciva dal collo.

Inizia così la “caccia” al piccolo cane, ma neanche le più raffinate prelibatezze e lunghe permanenze  nei luoghi ove di tanto in tanto appariva, sortiscono effetto. Scartata l’ipotesi del tranquillate. Velocissimo come era poteva finire chissà dove e non essere più recuperato.  Si prova addirittura con una sorta di trappola, ma “Panda” si mostra sempre diffidente. Evidentemente aveva  le sue ragioni e grazie al ricordo avuto dall’uomo, non poteva ovviamente capire l’impegno di chi ora voleva aiutarlo.

E’ un cane giovane – spiega la responsabile della Lega Difesa del Cane – Probabilmente doveva avere quella catena fin dalla nascita. Pian piano  è entrata nel collo, creandogli una infezione con la quale aveva in qualche maniera convissuto“.

Intanto “Panda” è sempre libero. Alla vista dell’uomo scappa e non è possibile capire dove ha trovato il suo rifugio. Ieri, però, arriva la svolta. I volontari sono tutti pronti, un vero e proprio rastrellamento nella speranza di circondare il cagnolino e poterlo così prendere. L’idea premia i lunghi appostamenti di Luana ed Enza, le due volontarie che hanno studiato ed infine intuito le possibili vie di fuga del velocissimo “Panda”. Fugge ancora ma questa volta, complice anche un pizzico di fortuna, si rifugia in un condominio. Ora o mai più, devono aver pensato i volontari. Il cagnetto è finalmente in un angolo e con l’aiuto di una pedana si riesce a bloccarlo. Tranquillizzato, si riesce ad inserire una museruola ed inizia la corsa dal Veterinario.

Il primo “pezzo” ad andar via è il moschettone. Per quello non c’è voluto granchè. Il problema è la catena. Per un breve tratto, nel corso della prima medicazione, si riescono a togliere alcuni anelli, ma il resto è sotto la pelle in un misto di pus e lembi alterati di tessuto. Per questo occorrerà un intervento chirugico, ma l’importante è che Panda sia stato recuperato.

Oggi ha mangiato a volontà – riferisce soddisfatta Liliana Ferrenti – e sembra più tranquillo. Attendiamo l’intervento chirurgico  e poi si vedrà sul da farsi. Credo però che il primo importante passo sia stato fatto. Panda è con noi ed appena sarà possibile, senza quell’orrendo ciondolo che gli pende dal collo, si penserà al suo futuro

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