GEAPRESS – Speriamo che non li abbandonino. E’ questo ora il timore emerso tra gli animalisti dopo che il Sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, ha vietato la detenzione dei cani nei casoni di pesca. L’Ordinanza, infatti, non solo “Vieta” la detenzione, ma “Ordina” anche l’allontanamento dei cani attualmente detenuti. Entro 48 ore dall’entrata in vigore, ovvero con decorso immediato, i cani dovranno essere portati via dai casoni (le palafitte che in laguna vengono destinate al deposito delle attrezzature di pesca) e destinati presso strutture idonee. Una Ordinanza, comunque, giudicata nel suo complesso in maniera positiva anche se il ricorso all’art. 650 del Codice Penale, nel caso di inapplicazione, non è purtroppo un grande deterrente. Ad ogni modo, il Sindaco di più non poteva fare. Vale l’ammenda (lasciamo perdere i tre mesi teorici di arresto) prevista nei valori massimi in (lire) quattrocentomila.

L’Ordinanza di Orsoni (scarica Ordinanza) è stata emanata su proposta dell’Assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, il quale ha altresì considerato le numerose sollecitazioni che sono pervenute da cittadini ed Associazioni.

Da quando abbiamo ricevuto le segnalazioni – ha dichiarato l’Assessore Bettin – abbiamo verificato con la massima attenzione le reali condizioni in cui si trovano i cani e, con il supporto della Polizia municipale e del Servizio Veterinario dell’Ulss non abbiamo potuto che procedere in questa maniera , per ripristinare condizioni di civiltà e legalità”.

Viene però da chiedersi come i Servizi Veterinari non si fossero precedentemente accorti non tanto dei cani, ma quanto del fatto che, in base ai regolamenti comunitari, è vietata la detenzione di animali negli stessi luoghi di deposito di attrezzature e materiali che vengono a contatto con prodotti alimentari. In altri termini già da prima vi era una possibilità di azione, ma chissà perché, non era mai stata fatta valere. A richiamare lo stesso divieto è ora proprio l’Ordinanza Orsoni. Un motivo in più per chiedere subito agli altri Comuni di intervenire urgentemente per fare rispettare, almeno, le norme in vigore.

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