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GEAPRESS – Martedì 28 maggio, presso il Tribunale di Venezia, si è svolta la prima udienza del processo che ha visto alla sbarra un giovane della provincia di Treviso accusato di avere causato la morte del cagnolino Baubo, nel dicembre 2010. Stante le rilevanze investigative il povero cagnetto sarebbe stato ucciso a calci.

Sulla vicenda è intervenuto l’eurodeputato Andrea Zanoni il quale si è augurato che, appurata la responsabilità, venga comminato il massimo della pena. Una morte, ad avviso dell’On.le Zanoni, senza alcuna giustificazione oltre che causata con una crudeltà inqualificabile. Il Giudice, dott. Rocco Valeggia, ha ammesso la costituzione di parte civile della Lega Antivivisezione (LAV), assistita dall’avvocato Veronica De Pieri, e dei padroni di Baubo. La prossima udienza è fissata per il 29 ottobre con l’audizione dei testimoni.

I fatti risalgono alla notte tra il 12 e il 13 dicembre 2010, quando il cagnolino stava trotterellando tranquillo lungo la fondamenta del canale dei Frari a Venezia insieme al suo padrone. All’improvviso, un violentissimo calcio che sarebbe stato sferrato dall’imputato. Baubo, centrato in pieno, è così finito in mezzo alla calle.

Il cagnetto è morto dopo una notte di agonia. Le radiografie avrebbero dimostrato che il calcio è stato così violento da spezzare al piccolo meticcio ben cinque costole. Queste ultime si sono conficcate nel torace e nei polmoni, provocando un’emorragia che lo ha ucciso tra atroci dolori.

Immediatamente, i padroni del cagnolino, che viveva con loro da 14 anni, hanno denunciato il tutto alla Procura della Repubblica di Venezia per il reato di maltrattamento di animali con l’aggravante della sopravvenuta morte.

L’europarlamentare Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere degli Animali al Parlamento europeo ha affermato di essere vicino ai padroni di Baubo. “Mi auguro – ha riferito l’On.le Zanoni – che giustizia sia fatta. Il gesto non ha giustificazioni e merita di essere punito con il massimo della pena. Sono soddisfatto che siano state ammesse le costituzioni di parte civile dei proprietari e della Lega Antivivisezione (LAV). Non è una questione di soldi, perché la morte di un animale non può essere ripagata da nessuna cifra. È un ulteriore segnale che deve essere dato a chi pensa di poter rimanere impunito dopo aver compiuto un gesto efferato».

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