GEAPRESS – Ancora nessuna novità sull’Ordinanza del Comune di Varazze (SV) impugnata dal TAR Liguria (vedi articolo GeaPress). Nulla dice il Sindaco di Varazze che si era complimentato, a detta dell’ENPA di Savona, per il via libera ai provvedimenti anti cinghiale, senza neanche sapere che di caccia in quella Ordinanza non si parlava.

L’ENPA di Savona torna ora alla carica ed ha inviato al Sindaco una proposta di Regolamento comunale, sperando che almeno questa volta venga letta.

Ma cosa era, in realtà, l’Ordinanza di Varazze? Era molto di più di una semplice, ormai comunissima, Ordinanza. Era la prima approvata in Italia, redatta, addirittura nel 1990 dall’Ing. Gianni Buzzi, attuale Vice Presidente dell’ENPA di Savona,  assieme ad un team di legali esperti in diritto amministrativo. Negli anni successivi costituì l’ispirazione di centinaia di altri provvedimenti, molti dei quali ancora in vigore e, tra l’altro, usciti indenni dalle impugnative al TAR. Eppure il TAR Liguria ha esaminato solo ora il ricorso di Federcaccia, scardinando il provvedimento dal momento in cui sono state eliminate anche le sanzioni. Potevano fare paura pochi, almeno ora, spiccioli di verbale amministrativo? No, il problema era sul principio.

Abbiamo intervistato lo stesso “papà” dell’Ordinanza al quale abbiamo chieso subito come mai il TAR Liguria ha motivato l’impugnativa rilevando (solo) che nelle premesse si ricordava dei poteri di Vigilanza che fino al 1979 erano prerogativa dell’ENPA ed ora, invece, dei Comuni.

L’Ing. Buzzi non sa del perchè, ma ricorda come il riferimento al passaggio di consegne, fu inserito solo nelle premesse. Quasi un cenno di un fatto storico. Si poteva anche non scriverne, come del resto in molte altre Ordinanze identiche a quella ora impugnata. L’ Ing. Buzzi ricorda altresì alcune polemiche, molto piccate, che provennero allora dagli ambienti venatori. Quella più comune, ed anche grossolana, era sul fatto che il Comune, in tal maniera, avesse previsto sorte di nuovi reati venatori. Cosa non solo non vera ma anche impossibile a farsi. Non a caso, Ordinanze, Regolamenti comunali e tutte le Leggi regionali finora emanate in Italia, reprimono con sanzioni di natura amministrativa. L’Ing. Busi, però, queste vecchie critiche se le ricorda bene ed è già contento che nessuno, ora, abbia ripetuto simili sciocchezze.

ING. GIANNI BUZZI – I cacciatori avevano timore che non si potessero più fare esposizioni di cani da caccia e la polemica non si calmò neanche quando l’Ordinanza escluse dal divieto di esposizione di animali vivi, le mostre cinofile, zootecniche, feline colombofile e di uccelli. Ma cosa è una mostra di cani da caccia se non una mostra cinofila? Eravamo negli anni ’90, e questa fu la prima Ordinanza. Magari si poteva intervenire sulla caccia, ma non andammo da sprovveduti. L’Ordinanza fu redatta con la guida di Avvocati esperti in diritto amministrativo.

GEAPRESS – altre critiche?
ING. GIANNI BUZZI – Si, l’altro timore era sul divieto di catturare animali vivi, ma non l’avemo scritto per i cacciatori. Basti pensare alla vivisezione …

GEAPRESS – Allora non c’era neanche la legge sul randagismo …
ING. GIANNI BUZZI – Eravamo nel 1990, ma i cacciatori temevano che così si potesse vietare la caccia, senza sapere che una Ordinanza non può vietare disposizioni di legge superiori. Noi abbiamo dato per la prima volta dei parametri, delle misure minime di detenzione. Può sembrare brutto pensarle, ma fu la svolta, prima di allora non c’erano disposizioni comunali contro il maltrattamento. Il testo è stato la base per l’emissione di centinaia di altre ordinanze introdotte in centinaia di altri comuni. Per i trasgressori era prevista una sanzione amministrativa compresa tra centocinquantamila lire ed un milione. Sottolineo le “lire”, importo raddoppiato nel caso di abbandono. Quel ricorso è rimasto morto per 21 anni. I tempi elefantiaci della nostra giustizia.

GEAPRESS – Ed ora?
ING. GIANNI BUZZI – Invitiamo il Sindaco di Varazze ad accogliere la nostra proposta di Regolamento. E’ prevista la tutela della fauna minore, ed altre cose aggiornate ai nostri tempi. Sarebbe un adeguamento, forse l’unica cosa positiva del ricorso.

I cacciatori, speriamo, stiano tranquilli. Un’Ordinanza non può vietargli la caccia così come disciplinata dalla legge nazionale. E’ pur vero che questa volta nessuno ha mosso critiche. Forse anche questo un segnale dei tempi e ci fa piacere rilevarlo anche se si tratta di un’attività opinabile, come la caccia. 

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