dogo cinghiale
GEAPRESS – Sono in tutto dieci le persone rinviate a giudizio dalla Procura di Urbino ed accusate dei reati delitti di combattimento, uccisione e maltrattamento di animali. A darne comunicazione è il Corpo Forestale dello Stato che sottolinea il coinvolgimento nelle indagini di tre allevatori residenti nelle Province di Perugia e Milano, sei proprietari di cani di razza Dogo Argentino residenti in Lombardia, Umbria e Campania. Alcuni di loro, affermano gli inquirenti, avrebbero registrato con telecamere e cellulari il combattimento.

Ad essere rinviato a giudizio anche il gestore di un allevamento di cinghiali in provincia di Pesaro Urbino dove due anni addietro sarebbe avvenuto uno dei combattimenti. Grazie all’esame di un video e a testimonianze oculari, l’esame si è esteso ai partecipanti ed il modus operandi della banda.

L’indagine, durata due anni, è stata diretta dal Sostituto Procuratore Dr.ssa Simonetta Catani del Tribunale di Urbino e condotta dal personale del Corpo forestale dello Stato della Sezione di PG del Tribunale di Urbino, unitamente ai Nuclei Investigativi di Polizia Ambientale e Forestale di Pesaro Urbino, Perugia, Milano, Lecco, Pavia e dagli uomini del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli animali (NIRDA) di Roma.

Le indagini si erano inizialmente sviluppate con una serie di perquisizioni a carico di alcuni allevatori che sarebbero stati ripresi mentre addestravano cani che dilaniavano a morsi una femmina adulta di cinghiale; il tutto sarebbe avvenuto all’interno di un’azienda agricola in provincia di Pesaro Urbino. A finire identificati dalla Forestale sarebbero tre noti allevatori della razza da combattimento mentre incitavano i cani ad attaccare la preda sfinita e sanguinante. Il cinghiale veniva bloccato e sorretto per le zampe posteriori, da uno degli addestratori, mentre i cani proseguivano gli attacchi, serrando le possenti mascelle sul cinghiale.

Sono stati sequestrati durante le perquisizioni tutti i cellulari, i computer, le telecamere e i supporti digitali utilizzati per registrare ed archiviare il materiale audiovisivo. Dal loro esame sono emerse numerose immagini di dogo argentini gravemente feriti e cinghiali sbranati. Alcuni cinghiali dilaniati venivano appesi per le zampe posteriori per stimolare l’aggressività dei molossi. Dall’esame dei cellulari e tabulati sono stati inoltre identificati altri tre presunti componenti della banda dei quali inizialmente non erano state individuate le generalità.

Sempre la Forestale sottolinea come sarebbe stata accertata la morte di un cane di razza dogo argentino durante un combattimento contro un cinghiale ed almeno quattro episodi, testimoniati da veterinari, di prestazioni mediche che sarebbero state fornite a due allevatori per suturare gravi ferite riconducibili ai combattimenti. Rinvenuto anche un esemplare adulto di Dogo Argentino con evidenti cicatrici recenti, trattate chirurgicamente e compatibili con gli eventi documentati.

Il Dogo argentino è un cane selezionato nella prima metà del ‘900, in Sud America, per cacciare cinghiali e puma, cane dalla grande potenza fisica, pacifico con gli esseri umani, ma dotato di grande istinto predatorio tale da renderlo spietato al cospetto di altre specie individuate come prede. Le possenti mandibole una volta serrate sulle prede si aprono solo con utilizzo di appositi strumenti appuntiti, utilizzati dagli addestratori anche negli eventi documentati dal Corpo forestale dello Stato in Provincia di Pesaro Urbino.

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