GEAPRESS – Nuova Sentenza della Corte di Cassazione che ha ritenuto doversi includere nel reato di abbandono (art. 727 Codice Penale) anche il concetto di incuria. La Corte già nel maggio dello scorso anno si era espressa in tal senso (vedi articolo GeaPress ). Ora una nuova conferma.

I Giudici della Terza Sezione Penale, Presieduta dal dott. Mario Gentile, hanno così confermato, con Sentenza 2803/2012 la condanna di primo grado, per violazione dell’art. 727 C.P. e 674 C.P. (getto pericoloso) nei confronti di una donna di Udine. L’imputata, all’epoca condannata dal Tribunale al pagamento di una ammenda di 4000 euro (pena sospesa), deteneva in condizioni igieniche quantomeno precarie, ben settanta gatti all’interno della sua casa. Considerato lo stato di diffusa sporcizia, ai patimenti dei poveri mici si aggiungevano quelli dei vicini. Questo nel momento in cui la donna apriva la finestra.

Fatti che farebbero pensare più ad un maltrattamento che non all’abbandono. Il primo più potente reato, punito dall’art. 544/ter del Codice Penale, vale però solo per le condotte dolose (occorre cioè la volontà di maltrattare). La Corte di Cassazione ha per fortuna confermato la tesi del Tribunale di Udine che, nel condannare la signora, ha tenuto in considerazione un concetto “ampio” di maltrattamento. Non solo, cioè, sevizie, torture e crudeltà (ex art. 544/ter) ma anche comportamenti dolosi di abbandono ed incuria. Grazie a questa interpretazione la donna è stata condannata, sebbene con un reato di semplice contravvenzione.

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