GEAPRESS – Obbatalà si è sincretizzato con la Vergine de la Mercedes, Elegguà con Sant’Antonio da Padova, Orula con San Francesco d’Assisi sebbene, a differenza del Santo poverello, con gli animali non abbiano esattamente quello che si direbbe un approccio di fratellanza. Di chi stiamo parlando? Di uno dei mille rivoli degli Yoruba, popolazione dell’Africa centro occidentale che in America latina ha dato vita a numerosi culti religiosi. Ognuno di loro si caratterizza per un diversa fusione con la tradizione cattolica. Certo risulta difficile pensare che San Francesco d’Assisi possa avere a che fare con agnelli dal collo bucato che bagnano con il sangue caldo un neonato.

In Friuli, grazie alla Squadra Mobile della Questura di Udine (vedi articolo GeaPress – si avvisa sulle immagini molto cruente), si era scoperto il santone di origini latino americane, l’adepto prescelto del nord est italiano ed i fedeli. Di fatto il primo era il capo, il secondo la manovalanza ed i terzi, non si capisce a che titolo, solo fedeli.

Il tutto è poi passato alla Autorità Giudiziaria. Ed ecco ora le novità.

Il santone e l’adepto sono due imprenditori, ma non della macellazione. Uno è nella ristorazione (sic!) e l’altro nel settore tessile. Uno di loro ora è in Veneto. Entrambi sono persone affabilissime, molto cordiali e gioviali. Belle presenze di adorabile compagnia. Solo che di tanto in tanto hanno bisogno di agnellini da scolare e piccioni da decapitare. I fedeli, invece, provengono anche da altre regioni italiane, come nel caso della Toscana, ed addirittura dalla Spagna. Tutta gente benestante ed in cerca di qualcosa da credere o forse, più semplicemente, da fare.

Quando la Squadra Mobile di Udine scoprì il luogo di culto, vi era una sorta di altare con delle pecore sgozzate. Molto di più si è appreso però dal materiale informatico trovato nel corso delle perquisizioni domiciliari. Finanche il battesimo di un neonato: solo che al posto del prete vi era l’imprenditore mentre l’Acqua Santa era vicariata dal sangue di un agnello sgorgante dal collo dell’animale direttamente sulla testa del neonato. Alla cricca religiosa la Squadra Mobile era arrivata dopo numerosi ritrovamenti di animali sgozzati e decapitati. Vi erano, persino, ciotoline di sangue attorniate da mollichine.

L’imprenditore santone potrebbe aver messo a disposizione il terreno per allevare gli animali. L’imprenditore adepto, invece, provvedeva alle operazioni di più bassa manovalanza. Novità inaspettata, invece, per i quattro cani trovati capitozzati. A quanto pare non appartengono a vicende collegate ai sanguinari culti. Almeno questa mostruosità non ha a che fare con i gioviali imprenditori. Si sospetta che dietro possa esserci un altro tipo di interesse che faccia capo a questioni tra allevatori di cani. Agli animali, tra l’altro, era stato asportato il microchip. Su questo filone, proseguono le indagini.

Santone ed adepto fino ad ora si sono avvalsi della facoltà di non rispondere anzi, secondo informazioni apprese da GeaPress, parrebbe che non si siano neanche presentati agli inviti formali.

Ma come finirà processualmente? I due imprenditori sono tranquillissimi, tanto il reato di maltrattamento, come di uccisione di animali (per il quale i due sono imputati) non prevede l’arresto in flagranza di reato. Secondo le voci circolate negli stessi ambienti degli inquirenti parrebbe addirittura che i due affermati imprenditori potrebbero utilizzare uno dei riti (…. giuridici) previsti dal nostro ordinamento. Ovvero riconoscere la colpa (della serie “arrivederci e grazie”) ed uscire dal procedimento penale pagando una piccola somma. Ulteriore dimostrazione dell’inutilità applicativa di una norma, quale quella della legge 189/04 sul maltrattamento di animali che comunque, neanche a chi commette atroci animalicidi, fa paura.

E i fedeli? Per loro probabilmente non esiste neanche la previsione di reato. Cosa si viola, infatti, nel condividere una religione che ti fa colare in testa il sangue caldo di un agnello ancora pulsante ma da altri sgozzato?
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